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T-shirt dello Sciopero in giro per il mondo

Gennaio 2014, Ufficio della Society for Labour and Development, Nuova Delhi

 

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Perché io decido

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Il testo dell'appello dei movimenti delle donne spagnole che sarà consegnato alla Cortes il 1 febbraio.

Perché io decido a partire dall'autonomia morale, che è la base della dignità personale, non accetto imposizioni, o proibizione alcuna per quanto riguarda i miei diritti sessuali e riproduttivi e, perciò, la mia realizzazione come persona. Come essere umano autonomo mi rifiuto di essere sottomessa a trattamenti degradanti, ingerenze arbitrarie e tutele coercitive nella mia decisione di essere o meno madre.

Perché sono libera invoco la libertà di coscienza come il bene supremo su cui fondare le mie scelte. Considero cinici quelli che fanno appello alla libertà per limitarla e malevoli quelli ai quali non importandogli la sofferenza causata vogliono imporre a tutti i propri principi di vita basati su ispirazioni divine. Come essere umano libero mi nego ad accettare una maternità forzata e un regime di tutela che condanna le donne alla "minore età sessuale e riproduttiva".

Perché vivo in democrazia e sono democratica accetto le regole del gioco che tracciano i confini dei diritti dai peccati e della legge dalla religione. Nessuna maggioranza politica nata dalle urne, per molto assoluta che sia, è legittimata a convertire i diritti in delitti e ad obbligarci a seguire principi religiosi mediante una sanzione penale. Come cittadina esigo che quelli che ci governano non trasformino il potere democratico, salvaguardia della pluralità, in dispotismo.

Perché io decido, sono libera e vivo in democrazia esigo dal governo, da qualunque governo, che promulghi leggi che favoriscano l'autonomia morale, preservino la libertà di coscienza e garantiscano la pluralità e la diversità di interessi.

Perché io decido, sono libera e vivo in democrazia esigo che si mantenga l'attuale Legge sulla salute sessuale e riproduttiva e sull'interruzione volontaria di gravidanza per favorire l'autonomia morale, preservare la libertà di coscienza e garantire la pluralità di interessi di tutte le donne.

 

Letta in Messico, il premier non dimentichi il femminicidio e le donne di Ciudad Juarez

La lettera aperta dell'Udi nazionale al Presidente del Consiglio, Enrico LettaLeggi tutto...Leggi tutto...

Signor Presidente del Consiglio,

apprendiamo della sua missione in Messico quasi contestualmente alla sua partenza, ma la sappiamo uomo attento e non disperiamo che questa nostra possa ottenere comunque la sua attenzione.

La parola FEMMINICIDIO assunta da lei e dal Governo che presiede in occasione di una discussa legge varata per contrastarlo, ha incominciato il suo percorso contaminando tutto il modo femminile proprio dal Paese nel quale le si trova. Precisamente a Ciudad Juarez.

Ciudad Juarez dove non si è mai fermata la strage che vede a tutt’oggi centinaia di donne uccise e poi buttate in discarica, irriconoscibili e le cui spoglie non vengono di regola consegnate alle famiglie. Femicidio dicono le donne in Messico e denunciano che nell’origine di tanto orrore siano fortemente coimputati gli interessi commerciali che trasformano le giovani, che costituiscono la manodopera femminile a basso costo, in fantasmi.

Le giovani donne delle Maquilladoras uccise sono solo una parte di quelle che quotidianamente subiscono violenza fino a volte a morirne, dentro e fuori dalle case, ma rappresentano bene la stretta relazione esistente tra violenze e e businness internazionali che tacciono e tollerano il massacro dei diritti umani in nome del profitto. Gli accordi commerciali (NAFTA) con gli USA sono stati più volte additati come terreno sul quale si fondano lo sfruttamento e l’invisibilità di donne potenziali vittime.
Crediamo davvero che gli accordi commerciali tra Italia e Messico, nel momento in cui il nostro Paese ha preso impegni e firmato e ratificato le convenzioni internazionali contro il femminicidio, non possano essere indifferenti all’ormai notissima vicenda delle donne Messicane.

Contiamo che lei su questa questione non disperda le parole spese nel nostro paese in più occasioni e ci sembra naturale aspettarci che lei non faccia suo il silenzio del Presidente Obama.

 

Sciopero donne con WOMENAREUROPE

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"Per un'altra Europa, laica e dei diritti": si intitola così l'appello alla mobilitazione e alla costruzione di una rete europea di donne che parte da Firenze e che si propone di chiamare WOMENAREUROPE. L'appello ha cominciato a girare in rete e ha già raccolto molte adesioni.

Le informazioni per aderire sono su facebook https://www.facebook.com/womenareurope o sul blog http://womenareurope.wordpress.com/, il modulo per l'adesione si trova all'indirizzo http://goo.gl/EFgIQ3.

Dopo che il Parlamento europeo ha bocciato la risoluzione Estrela, che sollecitava gli stati dell'Unione a sviluppare una legislazione che permettesse ad ogni persona di vivere liberamente la propria sessualità e di decidere se interrompere la gravidanza senza alcun rischio, dopo che il governo spagnolo ha approvato una proposta di legge che riduce le possibilità di interruzione volontaria della gravidanza, si è sentita da parte di numerose donne, singole e associate, l'esigenza di reagire.

Ricordando la frase con cui si apriva una manifestazione nazionale di quasi vent'anni fa (Roma, 3 giugno 1995), affermiamo che sulla maternità alle donne spetta "La prima parola e l'ultima".

La rete che si sta costruendo pone l'accento sulla laicità e sui diritti, con la convinzione che la possibilità di scelta in materia di sessualità e di orientamento sessuale sia qualcosa che non riguarda solo le donne, ma costituisca un indicatore di libertà per tutte e tutti. Propone quindi alle donne europee di avviare iniziative destinate a sfociare in una manifestazione per il prossimo 8 marzo.

Parità o uguaglianza per le donne tunisine?

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di Leila El Houssi*

 

Nonostante sin dall'epoca di Bourguiba (1957-1987) il paese nordafricano avesse rappresentato nel complesso panorama dei paesi arabo-islamici una sorta di eccezione per quanto riguarda l'emancipazione femminile, il timore di perdere i diritti sanciti dal Codice per lo statuto Personale, promulgato nel 1956 ed entrato in vigore nel gennaio 1957, poteva divenire realtà.

Durante la stesura del testo costituzionale si è infatti innestato un dibattito sul tema che ha infiammato la Tunisia suscitando proteste in seno alle associazioni femminili. Il tentativo era quello di introdurre nella Costituzione un articolo che stabilisse la collocazione della donna in una posizione di complementarietà rispetto all'uomo all'interno della famiglia.

L'apice del dibattito si è raggiunto nell'estate 2012 alla vigilia della giornata della donna in Tunisia (13 agosto) quando le donne tunisine sono scese in piazza manifestando contro l'articolo della bozza costituzionale.

Un dibattito che rimanda a una questione aperta nel mondo musulmano: quella del pieno riconoscimento delle pari opportunità tra uomo e donna nell'esercizio dei diritti fondamentali. (clicca sul titolo per leggere tutto)

Giocare sulla prostituzione, Puttanopoly vs Squillo

di Barbara Romagnoli

 

Nel 2003, il Comitato per i diritti civili delle prostitute di Pordenone ha inventato un gioco, Puttanopoly [http://www.puttanopoly.com/], che sulla falsariga del Monopoli fa riflettere sul tema sempre molto dibattuto, anche in ambito femminista, della prostituzione. Con due dadi e un po' di fortuna si gioca per capire cosa c'è dietro la vita delle prostitute, soprattutto di quelle che non scelgono il mestiere e subiscono i ricatti della tratta, quali sono le leggi, chi sono i clienti, quali sono i progetti in campo. Un gioco fatto e pensato bene, che pone quesiti interessant per tutt@.
A distanza di 10 anni c'è in circolazione un altro gioco che si chiama Squillo e non è divertente per niente.
Rilanciamo un articolo che ne parla e spiega perché anche questa è una forma di violenza, per il linguaggio sessista con cui è realizzato e perché non ha interesse a stimolare una riflessione.

 

Il mercante in...Squillo. Come giocare ad essere i peggiori

di Federica Frascogna

Queste alcune delle carte del gioco da Leggi tutto...tavola più raccapricciante e, duole constatare, gettonato delle feste natalizie: “sodomizzata da un rottweiler”, “Ingoio finito in tragedia”, “Gerbilling” (pratica che consiste nell’inserire piccoli animali come i roditori negli orifizi femminili). Questo è “Squillo”, prodotto dalla Raven e inventato da Immanuel Casto, “musicista” che ha lanciato il sottogenere Porn Groove.

Se un tempo ci preoccupavamo per i ragazzi che crescevano a pane e videogiochi violenti in cui si impersonano eroi criminali, ricordo GTA, oggi possiamo considerare questi ultimi alla stregua di un gioco su Topolino. Se pensate che la maggior parte delle persone si riunisca a Natale e nell'attesa della mezzanotte giochi al mercante in fiera, vivete nel passato, siete degli ingenui moralisti, perché oggi anche il mercato del tempo libero è diventato sfruttamento di corpi, vendita di organi; oggi potete diventare non dei semplici ladruncoli o assassini da quattro soldi, bensì degli importanti papponi, ecco i nuovi eroi. Lo scopo del gioco “Squillo” è conquistare il ruolo di più potente magnaccia della città, si combatte a suon di prostitute, esatto le vostre carte da piazzare sul tavolo e da manovrare a seconda delle loro capacità, saranno rappresentate da escort di tutti gli ambiti, con tutti i nomi più fantasiosi ed originali, ognuna con i suoi “poteri”: vendita di organi, spiare le mosse dell’avversaria, ucciderla, batterla nel “battere” meglio per strada … un gioco di grande astuzia. Il genio inventore di questa penosa trovata, la porno music star Immanuel Casto, spiega: “E’ un’alternativa per intrattenere amici e parenti, una sfida a colpi di fellatio in cui dimostrare le vostre abilità manageriali”. (clicca sul titolo per continuare a leggere)

Sull'aborto, la dignità e i diritti delle donne

di Giancarla Codrignani

Davvero alle donne non è consentito di fruire dei comuni diritti nemmeno per Natale. Si sono dovute inquietare (e addolorare) mentre preparavano i regali per i bimbi e pensavano a come rimediare il bilancio di fine anno. Il governo Rajoy, a cui supponiamo che dell'aborto non importi assolutamente nulla, per consolidare ulteriormente il consenso della destra cattolica in Spagna, ha approvato proprio in questi giorni una legge che limita l'aborto al pericolo di morte per la donna e ai casi di stupro (ovviamente non da parte del marito). Papa Francesco, che tempo fa ha espresso la carità del cristiano nel rifiutarsi di giudicare il dolore di una donna che ha abortito, non ha espresso nessun giudizio sulla decisione spagnola, ma, da uomo di chiesa che crede nel diritto "naturale", non potrà certo sostenere l'aborto come diritto.
Comunque, non inquieta solo la Spagna. Nel Parlamento europeo è stato bocciato per una manciata di voti il riconoscimento in tutti i paesi dell'Unione del diritto di aborto. C'è da temere che qualcosa contro le donne si possa mettere in moto da parte del mondo cattolico reazionario che non ama Papa Francesco e che ha portato in Europa la richiesta di riconoscimento dello "status di persona" per l'embrione. Il Movimento per la vita ha raccolto quasi due milioni di firme e il 2 febbraio celebrerà la giornata dedicata alla "vita nascente", che sarebbe appunto quell'embrione chiamato "uno di noi" che così frequentemente scivola giù in bagno senza che neppure la donna, che pensa a un ritardo del ciclo, se ne accorga.
Per chi fosse cattolica, basterebbe pensare al riguardo che Dio usò, secondo la tradizione, nei confronti di Maria, a cui inviò un messaggero per chiederle se consentiva al progetto e alla successiva reazione del patriarcato - antico e moderno - di giudicare impuro il sangue mestruale e di tenere la donna fuori dal tempio per quaranta giorni dopo il parto. Sempre difficile accettare che la donna abbia "propri" diritti di libertà...(clicca sul titolo per continuare a leggere)

Il femminicidio è orrido. Non la parola

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di Adriana Terzo

Ogni tanto qualcuno si sveglia (male) e incomincia a scrivere e sciorinare fiumi di (inutili) parole, sulle prime pagine dei giornali, nei talk show, nelle homepage dei siti online. Non gli va giù. Non gli va giù che si dica e si scriva femminicidio perché quella parolina lì richiama a responsabilità precise, personali e collettive.

Ma che parola orripilante, dicono, ma che brutto usare questo termine così zoologico, continuano, ma perché non lo sbattiamo fuori dal linguaggio, aggiungono. L’ultimo - ma solo in ordine di tempo - Guido Ceronetti su Repubblica di un paio di giorni fa. Il celebrato scrittore vorrebbe usare ginecidio, spiega. “Non è un neologismo bellissimo, ma appartiene alla schiera dei derivati dal greco classico (giné-gynekòs) che suonano in italiano benissimo: gineceo, ginecologia, ginecofobia, misoginia, ginecomanía, ginandria...”. Massì, il greco ci salverà. Gineceo (parte della casa riservata alle donne); Ginecologia (studio e cura delle malattie dell’apparato riproduttivo e sessuale della donna); Ginecofobia (patologica ripulsione per la donna); Misoginia (atteggiamento di avversione generica per le donne); Ginecomania (attrazione morbosa verso le donne); Ginandria (pseudoermafroditismo congenito femminile). Ma quanto è colto sig. Ceronetti! Ma quanta intellettuale sapienza! Ohibò, quanta erudizione! Peccato che così facendo contribuisce, lei insieme a tant@ altr@, a sostenere veramente e nel profondo certa cultura che genera e sostiene la violenza, proprio quella violenza che si accanisce su noi donne. Perché di una cosa siamo sicure: favorire quella cultura lì - che ci vuole ammazzare semplicemente perché diciamo No! - lo si fa di sicuro ostacolando l’uso di un termine che proprio quella stortura vuole denunciare. 

La parola femminicidio non le piace? Se ne faccia una ragione e la smetta di usare ipocritamente stampa e giornali solo per paura di affrontare a tutto tondo una questione spinosa. Perché il femminicidio - non la semplice parola ma tutta l’orrida faccenda di cui lei, ovviamente, non parla - la riguarda, ci riguarda tutt@. Perché ci racconta di quanto siano malate le relazioni fra donne e uomini. Di quanto ancora la subcultura imperante vuole noi donne prone e sottomesse. Di quanti stereotipi intorno a noi dobbiamo liberarci.

E prenderla esclusivamente dal punto di vista dotto e lessicale tradisce solo l’immenso terrore di una presa di coscienza generale. Quello che non dovrebbe piacerle, infatti, non è la parola ma IL FEMMINICIDIO. (clicca sul titolo per continuare a leggere)

Uomini sul divano. Il natale delle famiglie patriarcali

di Enrica (comunicazionedigenere.wordpress.com)

Si chiama miserable-men, è una pagina instagram che raccoglie foto di uomini tristi e stanchi di stare seduti sui divanetti, vorrebbe far sorridere servendosi del luogo comune donne che amano lo shopping/uomini che odiano lo shopping.
Una miniera di click per D. di Repubblica che traforma l’instragram del ritrito clichè in “questioni di genere”. Il titolo “Uomini che odiano le donne (quando fanno shopping)”, eufemisticamente di cattivo gusto, drammatizza, il climax ascendente “Stravaccati sui divanetti in attesa davanti a un camerino, rannicchiati in terra accanto alla fila per le casse, appisolati tra le grucce o abbandonati con pile di pacchetti in mano e gruppi di marmocchi da sorvegliare” fa empaticamente sentire il dramma degli “uomini costretti allo shopping”.

Le donne, già naturalmente portate agli acquisti, in particolare di scarpe e borse, nel periodo consumistico natalizio vedono acutizzarsi questo loro problema che inevitabilmente ricade su mariti, compagni, amici, i quali vengono trascinati coattamente in centri commerciali e outlet. La natura maschile, poco avvezza a questi luoghi, dimostra la propria sofferenza abbondonandosi su comodi divanetti. Un dramma. (clicca sul titolo per continuare a leggere)

Spagna: cosa c’è dietro all’attacco alla legge sull’aborto

di Monica Lanfranco

Quando le attiviste femministe dicono che i diritti acquisiti dalle donne sono fragili spesso vengono derise o liquidate come noiose e vetuste cassandre, forse seconde solo ai vecchi partigiani, che mettono in guardia chi è più giovane sulla fragilità della democrazia e sul pericolo, sempre in agguato, del palesarsi di vecchi e nuovi fascismi e totalitarismi. Sulla democrazia e l’antifascismo, tuttavia, più voci si levano per unirsi al coro di monito, mentre sui diritti delle donne si fa fatica: molti se e molti ma abitano il percorso di libertà delle donne, ad ogni latitudine e in ogni orizzonte politico. La prova, ultima, in ordine di tempo, che conferma la veridicità di queste paure, viene dalla Spagna. A soli tre anni dalla stesura della legge spagnola sull’interruzione di gravidanza, che estendeva i casi nei quali l’intervento poteva essere effettuato, nominando e valorizzando l’autodeterminazione della donna, ora si torna indietro...(clicca sul titolo per continuare a leggere)

L'Appello

Scioperiamo. Per fermare la Cultura della violenza 

Pensavamo che l'uccisione di Fabiana, bruciata viva dal fidanzato sedicenne, esprimesse un punto di non ritorno. Invece no. L'insulto che è stato rivolto alla ministra Cécile Kyenge – da un'altra donna – dice molto più di quanto non vogliamo ammettere. E di fronte ad una violenza verbale simile, non ci sono scuse o giustificazioni che tengano. Noi non siamo mai state silenziose, abbiamo sempre denunciato questi fatti, le violenze fisiche e quelle verbali. Ma non basta. Leggi

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