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#8 marzo#IO DECIDO!

 

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 Sabato è previsto sole su quasi tutta la penisola, ma anche se dovesse scendere qualche goccia non servirà a fermare le tante iniziative che si stanno organizzando in queste ore per ridare forza, vigore ed energia alla Giornata Internazionale delle Donne.

Non solo in Italia ma in tutta Europa, da Parigi a Londra, da Vienna a Berlino, da Edimburgo alle tante città spagnole, ovunque si manifesterà per rivendicare il diritto alla libertà di scelta sulla salute riproduttiva, per avere accesso all'aborto in strutture pubbliche, per stanare - come dicono le nostre amiche torinesi - gli obiettori negli ospedali pubblici e continuare a sostenere la lotta delle donne spagnole.

Lo slogan ovunque sarà #8 marzo#IO DECIDO!

Come Sciopero delle donne ribadiamo che sul tema dell'aborto l'ultima parola spetta sempre alla donna, anche quando ha un compagno sensibile accanto, perché è sul suo corpo che si gioca la partita, tanto cara ai poteri maschilisti e vaticani.

Qui di seguito, l'elenco - in continuo aggiornamento - delle città dove sappiamo si stanno organizzando cortei, manifestazioni, sit in.

 

Roma
Sabato 8 marzo partenza ore 15.00 piazza dei Condottieri (consultorio del Pigneto). Percorso: via del Pigneto, piazza Caballini, il tratto finale di via Prenestina, Porta Maggiore, Scalo San Lorenzo, via dei Sardi e via dei Marrucini, piazzale Aldo Moro, viale delle Scienze, viale del Policlinico e via Lancisi.

Imola
Sabato 8 marzo dalle 13 in poi
"Oggi l'otto. Anche domani". Riapertura della "cucina abitata" del Centro Interculturale delle donne di Trama di Terre.

Bologna
Sabato 8 Marzo a Piazza Maggiore
ore 15 Presidio con la rete dello Sciopero delle donne di Bologna
ore 16 partenza Corteo ABORTO LIBRE, NON UN PASSO INDIETRO

Catania
Sabato 8 Marzo ore 10 corteo villa Bellini-piazza Università

Terni
Sabato 8 marzo a partire dalle ore 16
La Casa delle Donne diventa finalmente una realtà!
Terni Donne festeggia con la città l'apertura della casa in Via Aminale 22.
Programma completo su
http://www.ternidonne.blogspot.it

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Arriva la casa delle donne a Terni

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Ancora vive

Dopo "Sulla pelle delle donne", la pièce che per la prima volta porta in scena - anteprima nelle sezioni maschile e femminile del carcere di Rebibbia- anche le storie di uomini che hanno agito violenza , il 5 marzo alle 21.00 approda al teatro ANTIGONE di Testaccio "Ancora Vive". A pochi giorni dall'8 marzo gli interpreti - tra loro due magistrati Erminio Amelio e Titti Cocomello- saranno lettori dei loro personaggi. Sei storie vere, raccontate all'autrice da altrettante persone -donne e uomini- passate nel Centro Antiviolenza di Tor Bella Monaca: vittima a sua volta dell'indifferenza della politica e delle istituzioni.

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Catania, l'8 marzo si continua a dire no al femminicidio

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La Ragna-Tela
Libere da... violenze e militarizzazione

Con le donne migranti e le Mamme no Muos
Per porre fine a ogni violenza alle donne migranti
Per la smilitarizzazione dei nostri territori

Sabato 8 Marzo ore 10:00 corteo villa Bellini-piazza Università

L'occupazione militare dei territori si porta dietro conseguenze tragiche che passano quasi inosservate agli occhi dei più e si insinuano nella vita di tutte/i noi come subdole violenze. Le guerre segnano in maniera indelebile il percorso di vita di migliaia di donne in tutto il mondo ... la fuga, la traversata, il pericolo, diventano tappe necessarie per la sopravvivenza e quasi sempre le terre di approdo si propongono come l'ennesimo campo di battaglia: violenza, sfruttamento sessuale, rifiuto e pregiudizio si abbattono sulle vite di donne in cerca di libertà. Libertà in terre come la nostra Sicilia, stravolta dalla violenza dei poteri forti... e il territorio di Niscemi, ennesimo scempio imposto dal processo di militarizzazione che installa in quei luoghi IL MUOS... complesso di antenne e parabole satellitari che emettono radiazioni magnetiche fortemente rischiose per le vite di donne, di uomini, bambini, più l'irreparabile distruzione di un gioiello unico: la sughereta protetta di Niscemi! Di fronte a tutto questo, le donne catanesi, del calatino e dell'ennese, insieme alle donne migranti e alle Mamme No-­Muos si pongono quali forza di cambiamento, con la lotta e la ricerca del "PRIMUM VIVERE": l'affermazione del senso della vita, delle relazioni e della libertà.

Consapevoli che rispetto al primato della vita, spetta alle donne dire... LA PRIMA PAROLA E L'ULTIMA

Akkuaria, ANPI, ARCI-­‐Catania, Centro Koros, Circolo Olga Benario, GAPA, Kerè, Lab3P-­‐ Progettazione e Processi Partecipati, La Città Felice, LILA-­‐Catania, Penelope, Rete antirazzista catanese con l'adesione di UDI Catania, Arcigay Catania QueeRevolution, Associazione antimafie Rita Atria, Comitato di base NoMuos/NoSigonella, Open Mind, Sunia, Zenzero Quotidiano, Associazione Astra Volontari per la protezione civile, Coordinamento donne GCIL, Circolo Graziella Giuffrida, Cobas Scuola, Co.P.E., Casablanca-­‐Le Siciliane, Comitato Mamme NO MUOS Niscemi, Mamme No Muos Caltagirone, Catania Bene Comune, Circolo Rosa L. Palagonia, Circolo Peppino Impastato Caltagirone, Circolo La Locomotiva Acireale, Circolo Impastato Scordia, Circolo Tien An Men, Circolo Precari, Associazione "Sicilia Bedda" Riposto, Scordia Bene Comune, Le Voltapagina, Colors Revolution Lampedusa, Thamaia, Circolo Plaza de Mayo Aci Castello

Onore e destino. Trama di Terre contro l'inferno dei matrimoni forzati

 

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di Adriana Terzo

Crescono sentendosi ripetere che una ragazza non sposata, già a 15 anni, è una vergogna per la sua famiglia. E non ha importanza che quella famiglia ormai da anni si sia inserita in un tessuto diverso da quello d’origine, per esempio in Italia dove, per legge, i matrimoni combinati, meglio definiti forzati, sono vietati. Ma la pressione familiare, tribale e atavica, quasi sempre ha la meglio. E per scampare da quest’inferno sulle spose-bambine e sulle adolescenti cui viene spezzata l’infanzia, violata la propria intimità e messa a rischio la propria vita per le conseguenti gravidanze multiple dentro corpi troppo acerbi, la cronaca registra, sempre più spesso, ragazze scomparse, o peggio ancora, suicide.

Aiutare queste piccole e giovani donne è l’obiettivo di Trama di Terre, associazione che da quasi vent’anni si occupa del fenomeno, e che domani venerdì 28 febbraio presenterà Onore e destino, convegno conclusivo del progetto ‘Contrasto ai matrimoni forzati nella provincia di Bologna: agire sul locale con una prospettiva internazionale’, (Regione Emilia Romagna, Terza Torre Viale della Fiera 8, Bologna) promosso in collaborazione con ActionAid Italia. Finanziato dalla Fondazione Vodafone Italia, del progetto verranno rese note le prime Linee guida realizzate in Italia.

Vale la pena ricordare che i matrimoni forzati, in cui manca il consenso dei coniugi, di uno o entrambi, sono sanzionati dalla dichiarazione dei diritti umani (articolo 16) del 1948, da una raccomandazione del Consiglio d’Europa del 2005, dalla Cedaw e dalla Convenzione di Istanbul (che l’Italia ha ratificato a giugno), e che l’associazione Trama di Terre è stata l’unica a raccogliere in modo pilota dati sul raccapricciante fenomeno. Nel 2008 con la ricerca Per forza non per amore, hanno registrato 33 casi (3 erano uomini) nella sola Emilia, e gestito il primo rifugio in Italia per le donne scappate da matrimoni forzati. “Abbiamo voluto fornire a operatori e operatrici indicazioni e strumenti utili a garantire l’effettiva protezione di donne e bambine, con la consapevolezza di essere solo all’inizio di un percorso complesso e poco esplorato in Italia – ha dichiarato Tiziana Dal Pra, presidente di Trama di Terre –. Per questo vogliamo porre all’attenzione della politica italiana questo tema, portando il nostro contributo, frutto del lavoro sul campo fatto negli ultimi 5 anni. La prima necessità è quella di riconoscere i matrimoni forzati come una delle forme di violenza contro le donne: per farlo bisogna uscire da logiche relativiste e neutre che lo ascrivono solo a una problematica culturale. Chiediamo che il contrasto ai matrimoni forzati sia inserito come uno dei punti del Piano Nazionale antiviolenza che auspichiamo venga al più presto approvato”.

L’associazione, che ha curato il progetto complessivo, oltre ad aver fornito servizi di supporto alle donne che hanno transitato all’interno della struttura messa loro a disposizione, ha sviluppato attività di formazione e sensibilizzazione rivolte alla cittadinanza e alle istituzioni e ha incentivato la condivisione di best practices a livello internazionale.

“In tutto il mondo, i diritti delle donne vengono violati, soprattutto quando le donne rifiutano l’imposizione di comportamenti e regole non rispettosi della loro volontà e libera scelta. Una di queste violazioni riguarda il diritto delle donne di scegliere se, quando e con chi sposarsi: i matrimoni precoci e/o forzati trovano infatti profonde radici negli squilibri di potere tra donne e uomini, in stereotipi e leggi che rispecchiano l’idea che la donna debba ricoprire un ruolo sociale e familiare subalterno, regolato da modelli patriarcali, sul consenso al controllo sociale sul corpo e sulle scelte sessuali delle donne. Tutto ciò rafforza il persistere di queste pratiche in molte comunità, dentro e fuori i paesi d’origine”, spiega ancora Tiziana Dal Pra.

Molti Stati, per evitare la condanna internazionale rispetto al fenomeno delle spose bambine, hanno iniziato ad introdurre nelle proprie legislazioni il divieto di celebrare matrimoni precoci. Tuttavia, sposalizi forzati trovano ancora legittimazione culturale e giuridica presso vari popoli e nazioni. Anche in Italia bambine, adolescenti e giovani donne immigrate, spesso nate e cresciute nel nostro Paese, hanno famiglie che scelgono di sottoporle a matrimoni imposti. Si tratta di casi che talvolta finiscono alla ribalta della cronaca nera, quando le giovani che vogliono sottrarsi vengono punite con violenze fisiche, persino uccise, oppure tentano il suicidio. In molti altri casi le giovani semplicemente spariscono da scuola o dall’Italia, senza che la loro richiesta di aiuto sia stata accolta o senza aver trovato il coraggio di chiedere aiuto.

Saranno presenti al convegno Teresa Marzocchi, assessora alle Politiche Sociali della Regione Emilia-Romagna; Beatrice Costa, responsabile Dipartimento Programmi ActionAid Italia; Tiziana Dal Pra, presidente Associazione Trama di Terre; una rappresentante della Fondazione Vodafone; Barbara Spinelli, avvocata, consulente legale del Centro Antiviolenza di Trama di Terre; Tiziana Zannini, dirigente Ufficio Affari Generali e Sociali del Dip. per le Pari Opportunità presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri; Meena Patel, associazione Southall Black Sisters (Londra); Nursel Kilic, Femmes Solidaires, International Free Women Alliance (Parigi), Corinna Ter-Nedden, Centro Papatya (Berlino), Cristina Cattafesta, Cisda - Coordinamento Italiano Sostegno Donne Afghane.

Orario convegno 9 - 18

Segreteria e iscrizioni: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.

Ufficio stampa: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo. , +39 334 7311570

Ministra. Si dice, ministra

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di Adriana Terzo

E adesso che si fa? Adesso che ne hanno nominate ben otto? Già ce le immaginiamo le colleghe e i colleghi delle redazioni centrali di giornali e tv, in eterno affanno nel caotico traffico di titoli e catenacci, a correggere fino a tarda notte un titolo qua e una didascalia lì. Col ridicolo risultato – sotto gli occhi di tutti – di scambiare la lingua italiana per un optional letterario dove ognuno può dire la sua. Insomma, è come se non ci fossero precise e ferree regole grammaticali per cui ogni giornalista si sente in diritto di operare in un totale sgangheramento lessicale e morfologico. Tutto, pur di non nominarle mai queste donne che – miracolo! – adesso compongono al 50% il nuovo governo di Matteo Renzi.

Qualche esempio? Ce ne sono a decine, basta sfogliare quotidiani, settimanali, mensili o dedicarsi pochi minuti al web. Ne citiamo uno per tutti, dalla Repubblica di sabato scorso 22 febbraio, giorno successivo alla presentazione della lista dei dicasteri. A pagina 6, titolino. La squadra. Titolo: Nomi nuovi e l’obiettivo 2018. Napolitano: ultima chance. Occhiello: Oggi il giuramento. Il Colle: sul governo timbro di Renzi. Un bel paginone con le fotine per intero delle ministre, su fondo rosa (una vera sciccheria, e ovviamente a figura intera perché quando si parla di donne bisogna sempre mostrare scarpette e tailleur, scollature e stringhe a pois...).

Si comincia con gli Esteri, Federica Mogherini, Pd, 41 anni "terza donna alla Farnesina dopo Susanna Agnelli e Emma Bonino". E fino a qui, niente da dire. Quindi si passa alla Difesa: “Roberta Pinotti, Pd, 53 anni, genovese, ex Pci e Ds, professoressa di liceo, è stata sottosegretario alla Difesa con Letta. Ora il grande salto”. Perché sottosegretario? Allora si poteva anche scrivere: professore, invece di professoressa. E’ curiosa questa dicotomia. Ma la concordanza dei generi non ci ha insegnato nulla? Non è possibile essere una volta donna e quella successiva, un uomo. Bastava semplicemente scrivere (e dire): sottosegretaria alla Difesa. Che è, la parola segretaria non ci piace?

Mi auto-cito, da un articolo che ho scritto qualche tempo fa: "Pensate un momento alla parola segretaria, declinata da subito al femminile, dagli anni Sessanta in poi, è stata, purtroppo, spesso svilita e vilipesa nel ruolo. Bene, come sappiamo, esiste anche il segretario, ma non in quella accezione lì. E infatti ecco che il vocabolo si nobilita e diventa Franco Siddi, segretario della Fnsi. E deve essere davvero nobile se anche Susanna Camusso ci tiene a farsi chiamare segretario della Cgil, e guai a chiamarla segretaria. Ma perché se declinata al maschile, la parola immediatamente assume un connotato nobile, se al femminile no? E questo pone un'altra, delicatissima questione. Noi, noi donne, giornaliste, scrittrici, sceneggiatrici, operatrici della comunicazione. Possibile che dobbiamo esser contente di chiamarci e farci chiamare come se fossimo uomini? Quando capiremo, parafrasando Wittgenstein, che ciò che non si dice non esiste e dunque che, se non ci vedono quando parliamo, discutiamo, scriviamo, non esisteremo mai? Pensateci: un termine coniugato al maschile spinge automaticamente la nostra mente a pensare a un uomo. Ancora: tutti dicevano "Il direttore dell'Unità, Concita De Gregorio", ma poi ecco "La direttrice dell'asilo, Cinzia Lojacono". Ma perché un direttore di giornale è importante e dunque maschile, mentre dirigere un asilo è confinato nel ghetto di una roba da donne, anzi da donnette?”.

Torniamo a Repubblica e alle nostre ministre. Sviluppo, “Federica Guidi, tecnico, 45 anni. Imprenditrice, è stata presidente dei giovani di Confindustria”. Anche qui, tecnico ma subito dopo imprenditrice. Qualcuna mi spiegherà prima o poi perché non dovremmo dire tecnica, allo stesso modo di maestra/maestro, operaia/operaio, della serie – scuola primaria – le parole che in italiano finiscono in O, al femminile si declinano in A. Vallo poi a spiegare alle migranti che vengono al corso di italiano! (clicca sul titolo per continuare a leggere)

14 FEBBRAIO 2014 SVEGLIATI BALLA PARTECIPA!

Il 14 febbraio 2013 la campagna ONE BILLION RISING, ideata da Eve Ensler, ha spinto più di un miliardo di persone in tutto il mondo a danzare e manifestare contro le violenze subite dalle donne. Un anno dopo, la campagna ONE BILLION RISING FOR JUSTICE – UN MILIARDO PER LA GIUSTIZIA fissa un nuovo appuntamento il 14 febbraio 2014, sempre nel giorno di San Valentino: lasciando da parte fiori e cioccolatini, si manifesterà insieme ancora una volta per chiedere giustizia affinché qualunque donna abbia il diritto di vivere al riparo dalla violenza e dall’abuso.

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GLI EVENTI: ROMA
Anche
quest'anno, è prevista un’imponente partecipazione dell’Italia alla campagna, con numeri eccezionali: hanno già aderito 15 associazioni nazionali (Action Aid, Amnesty International Italia, CGIL, Emergency, Maschile Plurale, Oxfam, Se Non Ora Quando, Terre des Hommes, UDI, Intervita e molte altre) e 200 locali, più di 100 eventi sono già previsti in ben 90 città. A Roma(dove le manifestazioni avranno l’adesione della Giunta del Municipio I ROMA CENTRO) si comincia alle 13.30 a Piazza di Spagna con un evento legato agli hula hoopideato da Carla Kearns, mentre alle 14.00, sulla scalinata di Piazza di Spagna, è previsto un flash mob organizzato da Linda Foster, Parcour dancers e Associazione HoW. Alle 16.00 a Piazza Cavour, sulla scalinata di Palazzo di Giustizia, sarà la volta del flash mob promosso da Differenza Donna, mentre alle 17.00 un altro flash mob avrà luogo a Piazza Immacolata a San Lorenzo, organizzato da Alamiré onlus. Si continua a Testaccio, alla Città dell’Altra Economia, dove, a cura dell'associazione Feminil C, dalle 17.00 alle 19.00 sono previsti readings, flash mob e un’installazione dell'artista RAP- Chiara Rapaccini con i suoi "Amori Sfigati". La conclusione della giornata sarà alla Casa Internazionale delle Donne, dove a partire dalle 19.00 sono in programma proiezioni di film (tra cui Rising di Eve Ensler e Tony Stroebel) readings sul tema della giustizia e cibo, musica e danze alla presenza di Nicoletta Salvi, menestrella femminista.  
GLI EVENTI: MILANO
A Milano è previsto un flash mob a Piazza Duomo alle 18.00, con un balletto coreografato sulle note di Break the Chain, l'inno ufficiale di One Billion Rising. A tutti i partecipanti sarà chiesto di indossare u
n capo rosso e un capo nero, i colori della campagna. L’evento, preceduto dalla lettura di alcuni testi di Eve Ensler, continuerà poi alle 18.30 a Piazza San Fedele, dove avrà luogo la proiezione di un film sulla violenza domestica, Le parole non bastano più, organizzata da Intervita Onlus. Infine, allo Spazio Luce alle 21.00, andranno in scena I monologhi della vagina, celeberrima pièce di Eve Ensler. Radio Popolare (FM 107.60), in diretta dagli studi di Milano, manderà in onda la canzone Break the Chain, inno della campagna, allle ore 14:00, alle 17:00 e alle 18:00, per i flash mob delle città che vorranno collegarsi tramite l'app RADIO per smartphone o in streaming su www.radiopopolare.it. (clicca sul titolo per leggere gli appuntamenti nelle altre città)

Il corpo è mio. E lo registro: Continua la protesta delle donne spagnole

Oltre 200 donne si sono recate agli uffici del Registro della Proprietà di varie città spagnole, per registrare i propri corpi e rivendicare così il proprio diritto a decidere, contro il restrittivo e controverso progetto di riforma della legge sull'aborto proposto dal ministro della Giustizia Alberto Ruiz-Gallardon. L'iniziativa, lanciata sui social network dall'artista e attivista sociale Yolanda Dominguez, ha avuto un'ampia adesione e si è trasformata in una protesta di massa. Decine di donne si sono recate ai Registri della proprietà dal nord al sud della Spagna, a Madrid, Siviglia, Barcellona, Saragozza, Bilbao. "Siamo stufe che ci dicano come dobbiamo trattare il nostro corpo, per questo abbiamo voluto esprimere la nostra indignazione in maniera creativa, con un'azione collettiva", ha spiegato Yolanda Dominguez in dichiarazioni ai media. "Il nostro corpo è un territorio che dobbiamo riconquistare", ha aggiunto. L'iniziativa è stata accolta con reazioni diverse dai funzionari dei registri pubblici.

Nel caso di Dominguez, al Registro della proprietà di Madrid, la petizione sarà accolta e il caso si avvia a creare un precedente legale; ma per altre petizioni, le attiviste affermano che "vengono richiesti requisiti assurdi" per l'iscrizione. Il progetto di riforma presentato da Ruiz-Gallardon abroga il diritto delle donne ad abortire nelle prime 14 settimane di gestazione, come previsto nella legge approvata nel 2010 dal governo socialista di Zapatero. E consente l'interruzione di gravidanza solo nel caso di violenza sessuale, di grave rischio per la salute psicofisica della madre, quando sia certificato da almeno due medici, e in caso di malformazione del feto incompatibile con la vita.

(ANSAmed)

Corriere (e giornali): per favore, basta.

Leggi tutto...di Maria G. Di Rienzo

Corriere, per favore, basta. Non è la ventisettesima volta, come l’ora della vostra rubrica, è la centomillesima volta in cui gettate la responsabilità della violenza su chi la subisce o la scagliate tutto intorno ad appiccicarsi a qualsiasi cosa purché non sia ascritta a chi spara – picchia – stupra – uccide. “3 febbraio 2014. Serino, ha sparato alla consorte con una pistola: non riusciva a trovare un posto di lavoro da due anni.” Dopo i due punti, come sapete, ad una frase o ad un concetto segue di solito una spiegazione, una quantificazione, una chiarificazione. Il vostro occhiello dunque, dice: Perchè l’uomo ha sparato alla consorte, ammazzandola? Perchè non trovava lavoro. Vi sembra sensato? Vi sembra credibile? O sapete benissimo che non è così, ma volete che noi lettori/lettrici lo si trovi tale? Adesso rileggete il resto di quel che avete pubblicato:“Ha ucciso la moglie e poi si è suicidato. Un uomo ha posto così fine a un rapporto familiare controverso, causato soprattutto dalla sua difficoltà nel trovare lavoro negli ultimi due anni.” Questo signore è un uxoricida? No, ha semplicemente messo fino ad una relazione difficile, e vi ricordiamo che non trovava lavoro, poveretto – certo, come qualche altro milione di italiani/italiane che non hanno ammazzato nessuno/a. Smettete di creare a vanvera rapporti di causa/effetto fra informazioni e dati che non li hanno. Basta. (clicca sul titolo per continuare a leggere)

Barbara uccisa dal fidanzato, confermata anche in appello la condanna a 12 anni per Persico. Udi Bologna, siamo soddisfatte

"Questa mattina, a Bologna, si è svolto il processo d'appello per il femminicidio di Barbara Cuppini ad opera di Alessandro Persico. L'imputato, condannato in primo grado e con rito abbreviato a 12 anni di reclusione e sei anni di ospedale psichiatrico, era ricorso in appello evidentemente ritenendo di non avere già avuto abbastanza sconti di pena.
In appello la Procura ha chiesto la riduzione della pena ad otto anni e a tre anni di ospedale psichiatrico. La sentenza è stata invece la riconferma piena della sentenza di primo grado, rigettando la richiesta di infermità totale.
Molte donne, organizzate in associazioni, ma anche venute lì singolarmente a testimoniare la loro solidarietà a Barbara e alla sua famiglia, hanno sostato per molte ore davanti al tribunale, ricordando con cartelli, striscioni quanto i processi per femminicidio non rendano giustizia alle donne uccise".

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L'Appello

Scioperiamo. Per fermare la Cultura della violenza 

Pensavamo che l'uccisione di Fabiana, bruciata viva dal fidanzato sedicenne, esprimesse un punto di non ritorno. Invece no. L'insulto che è stato rivolto alla ministra Cécile Kyenge – da un'altra donna – dice molto più di quanto non vogliamo ammettere. E di fronte ad una violenza verbale simile, non ci sono scuse o giustificazioni che tengano. Noi non siamo mai state silenziose, abbiamo sempre denunciato questi fatti, le violenze fisiche e quelle verbali. Ma non basta. Leggi

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