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Elezioni in Afghanistan: le donne voteranno?

di Simona Lanzoni

In vista delle elezioni per scegliere il prossimo presidente della repubblica islamica d'Afghanistan il 5 aprile, le donne andranno a votare? Soprattutto perché i talebani sono stati chiari, vogliono cercare di fermare il regolare svolgimento delle elezioni, impaurire le persone e continuare lo spargimento di sangue, basti vedere gli ultimi attacchi nella capitale, prima al Serana Hotel poi alla guest house "Roots for peace".

Come Fondazione Pangea stiamo seguendo le elezioni e abbiamo parlato con una rappresentante di Awn (Afghan Women Network), la principale rete di organizzazioni non governative di donne afghane che lavorano insieme per rafforzare la voce e le richieste politiche davanti alle forze nazionali e internazionali per la promozione dei diritti delle donne e delle bambine, per fermare la violenza domestica e per far avanzare in ogni ambito della vita pubblica la partecipazione delle donne. (clicca sul titolo per continuare a leggere)Leggi tutto...

Day hospital con la Ru 486, la svolta della Regione Lazio

di Maria Mantello* (Micromega)

Dalla Regione Lazio arriva un provvedimento di civiltà e rispetto per le donne che ricorrono all’interruzione volontaria di gravidanza farmacologica. Nicola Zingaretti ha infatti firmato una importante delibera il 25 marzo con cui si stabilisce che il trattamento farmacologico potrà avvenire anche in day-hospital, evitando così quella forzata ospedalizzazione di tre giorni voluta dal governo Berlusconi.
Un cambio di rotta notevolissimo questo della Regione Lazio, se si pensa alla guerra alla 194 mai dismessa da reazionari e clericali, che in perfetto coniugio, da sempre vedono nella Ru 486 una irrefrenabile deriva abortista. Da noi, il ricorso all’aborto farmacologico è stato ammesso con un ritardo stupefacente.
Il via libera è arrivato infatti a dicembre del 2009, quando da ormai più di venti anni la Ru 486 era usata da milioni di donne in Spagna, Gran Bretagna, Olanda, Belgio, Austria, Danimarca, Grecia, Finlandia, Germania, Svezia, Stati Uniti, Cina, Tunisia...(clicca sul titolo per leggere tutto)Leggi tutto...

Ma il cielo è sempre più blu

Segnaliamo una bella e interessante video inchiesta di Alessandra Ghimenti, videomaker freelance, sugli stereotipi di genere con i bambini e le bambine della scuola primaria.
C'è differenza fra maschi e femmine? Quale? C'è qualcosa che i maschi o le femmine non possono fare? Sei contento di essere maschio? Sei contenta di essere femmina? Chi si occuperà dei figli nella tua futura famiglia?

Sono queste alcune delle domande che Ghimenti pone a diversi campioni di bambini e bambine della scuola primaria, indicativamente 5 per ogni fascia di età. L'intento è quello di capire come ci guardano i più piccoli, che percezione hanno dei ruoli in famiglia, che cosa passiamo loro. Al momento, il lavoro si compone di tre capitoli: un primo documentario girato in una scuola della provincia di Lucca, Altopascio, un secondo girato in una scuola del centro di Milano, e un terzo girato in una scuola della provincia di Brescia, Palazzolo sull'Oglio. Le domande sono sempre le stesse, poste in maniera semplice, spontanea, salvaguardando la spontaneità delle reazioni, senza veicolare indicazioni. Le risposte fotografano delle realtà diverse. La percezione degli stereotipi cambia a seconda del contesto familiare, sociale, scolastico, cambia il modo in cui vengono riferiti e cambiano i soggetti che li riportano.

Qui il video su Brescia, tutto il resto è online su  http://mailcieloesemprepiublu.wordpress.com/

@Tutta colpa delle mignotte. O delle ragazzine squillo@

Leggi tutto...di Sabina Ambrogi*

La vicenda dei clienti di ragazzine nota alle cronache come il caso delle  “baby squillo” romane, come sempre accade nei casi che riguardano o lambiscono la politica, è un grande rilevatore della società oltre che uno tra i più potenti detonatori di stupidaggini. Sembra fatto apposta, ma questi episodi che emergono periodicamente, e che poi si inabissano nelle brevi dei quotidiani fino allo scandalo successivo, svelano in un colpo solo modelli relazionali,  informazioni sulla sessualità, sul desiderio, l'infelicità, gli obiettivi, il lavoro, il talento, gli orizzonti di vita, la famiglia insomma la forma della società e il suo intimo e vitale funzionamento di cui non ci occupiamo più se non  appunto quando lo impone la cronaca. E a patto che ci cada dentro qualche  politico. Altrimenti tutto continua a succedere ma nessuno trova saggio occuparsene.

Nel caso di specie è finito nelle cronache il marito di Alessandra Mussolini, politica sempre in prima linea a  favore della libertà sessuale del capo padrone di partito, ma sempre schierata a reprimere e giudicare libertà e sessualità altrui. Così quando le è successo di trovarsi negli stessi panni di Veronica Lario, si è beccata una gran pernacchia dal popolo social che è un po' come la piazza senza testa, che pure lei deve storicamente conoscere. Non era giusto però che l'eco della pernacchia uscita dai social rimbalzasse (o partisse da) sugli on line dei quotidiani. Non era giusto per una semplice ragione di  lettura  delle informazioni e di attribuzioni di responsabilità. Il “cliente colpevole” è  semmai suo marito, non è lei. E' lui che deve rispondere di fronte alla legge. Ora Alessandra Mussolini ha assunto una  posizione pubblica  e dato un segnale: si è ripresa  il marito, per fortuna non su Repubblica come Veronica Lario, ma sul giornalino politico della destra Chi. (clicca sul titolo per continuare a leggere)

Euro-renziani votano contro il Pse la mozione sull’aborto: è un caso nel Pd

ROMA – E' successo, di nuovo. Nell’Euro Parlamento, un gruppo di deputate e deputati del Pd, certamente vicini a Renzi, si astengono su una mozione sui diritti delle donne, contraccezione e aborto, facendo così passare un’altra mozione, quella dei conservatori molto più restrittiva. Il voto, oltre ad aver fatto infuriare gli esponenti socialisti europei, ha aperto un caso all’interno del partito Democratico a causa della collocazione dei 5 astenuti. Scrive il Corriere della Sera che: “Il sospetto è venuto a molti, guardando l’orientamento politico dei sei astenuti: cinque sostenitori di Matteo Renzi e uno di Beppe Fioroni. E così il collegamento tra il varo di una mozione europea dei conservatori, che ne ha annullato una più progressista sui diritti delle donne, contraccezione e aborto, è scattato automatico. Tra gli eurodeputati socialisti e democratici, infuriati, ma anche tra i colleghi della delegazione italiana”. “Da tempo si lavorava alla cosiddetta risoluzione Estrela, dal nome della socialista portoghese Edite Estrela. Una mozione che si occupava di tutela della salute, aborto, contraccezione, e lotta contro la violenza in relazione ai diritti sessuali e riproduttivi. Risoluzione molto avanzata, ma non vincolante, perché su questi temi l’Europa non ha potestà legislativa. Al voto prima di questa, viene messa un’altra risoluzione, presentata dal Ppe e sostenuta dalla destra, che in pratica diceva che di tutti quei temi l’Europa non deve occuparsi, perché spettano agli Stati componenti. La risoluzione, che fa cadere la Estrela, viene approvata a sorpresa: 334 voti a favore e 327 contrari. Decisivi i 35 astenuti, tra i quali sei italiani: Silvia Costa, Franco Frigo, David Sassoli, Patrizia Toia, Vittorio Prodi e Mario Pirillo. Nella complessa geografia politica democratica, sono cinque sostenitori di Renzi e uno di Cuperlo (Pirillo, fioroniano).

Spiega Roberto Gualtieri, eurodeputato vicino a Massimo D’Alema, che almeno in questa esternazione Leggi tutto...condividiamo in pieno: ‘I sei astenuti italiani hanno fatto un errore politico davvero grave e inaspettato. Avrebbero potuto presentare singoli emendamenti soppressivi. Invece si sono astenuti su una mozione conservatrice, insultante per le donne. Uno schiaffo politico che ha messo in imbarazzo il Pd di fronte ai progressisti europei. Non solo: non hanno avvertito nessuno di noi”.
Silvia Costa nega ma è evidente il tentativo di giustificare qualcosa di molto pesante sulla pelle delle donne: ‘La mia posizione era ben nota, ho presentato 11 emendamenti e due note critiche alla mia delegazione. Quella risoluzione era troppo invasiva sugli Stati componenti e con elementi non condivisibili: presentava l’aborto come diritto umano, non menzionava il diritto alla vita, consentiva ai minori l’accesso all’aborto senza il filtro dei genitori, riteneva l’obiezione di coscienza come un ostacolo all’aborto, prevedeva educazione sessuale obbligatoria. Cose non vincolanti, ma di impatto. Spero che si abbia ancora la libertà di votare in dissenso con il gruppo su temi etici, senza essere impiccati sulla pubblica piazza”. Quanto all’appartenenza renziana: "Non c’entra nulla, abbiamo deciso in libertà, secondo la nostra coscienza. E io la pensavo così ben prima di Renzi". Gualtieri è scettico: ‘Non credo proprio che ci sia stata un’indicazione da Roma — spiega — Anzi, credo piuttosto che così Renzi sia stato danneggiato’. «Renziani? Stupidaggini — dice Paolo Gentiloni — Io, se fossi stato al loro posto, probabilmente avrei votato a favore. Ma gli astenuti hanno deciso in base alle loro idee. Tra l’altro i renziani, com’è noto, non esistono”‘. E su queste ultime affermazioni, doverosamente molto comiche, chiunque è autorizzata/o almeno a sorridere se non a sghignazzare.

(nella foto l'eurodeputata socialista Edite Estrela)

Europee e quote rosa, intesa/inciucio al Senato

Leggi tutto...Trovato al Senato l'accordo (si fa per dire) per l'introduzione della parità di genere nelle liste per le elezioni europee. In occasione della prossima consultazione del 25 maggio la norma sarà transitoria, con l'annullamento della terza preferenza se non si rispetta l'alternanza. A partire dal 2019 (!!!) ci sarà invece la presenza paritaria nelle liste e l'alternanza nel ruolo di capolista.
"Quando si tratta di legiferare per i diritti delle donne c'è sempre motivo per rinviare, per dire che il problema è un altro. Oggi però è il momento della sintesi e io non mi sottraggo ai miei doveri di relatore", ha esordito la relatrice, la senatrice del Pd Doris Lo Moro, illustrando il testo a Palazzo Madama. "La sintesi - ha sottolineato - non può non tenere conto di un dato, quello di partenza: discutiamo di un provvedimento mentre la campagna elettorale è già iniziata ed è oggetto di pressioni di tutti i tipi e non solo per il rispetto della parità di genere. Si è raggiunto un accordo con una norma 'transitoria' per le prossime elezioni di maggio per il 2014, con l'annullamento della terza preferenza se non si rispetta l'alternanza. Sono dunque ipotizzabili preferenze dello stesso genere per le prime due preferenze ma non per la terza. La proposta prevede poi, a partire dal 2019 la presenza paritaria nelle liste, l'alternanza nel ruolo di capolista e la preferenza di genere con seconda e terza preferenza annullate se il principio non viene rispettato".

"A chi non si trova d'accordo voglio dire che lo capisco - ha ammesso la senatrice Lo Moro - perché nemmeno io ero d'accordo, ma c'è una larga maggioranza che sostiene la proposta e non se ne può non tener conto. Sapremo nel futuro se quella di oggi è una vittoria parziale o una sconfitta. Oggi chiudiamo l'iter parlamentare nei termini condivisi da gran parte dell'aula".

La mediazione non è piaciuta al M5S che parla di "un accordo truffa ai danni delle donne". "Ritiro la firma dal disegno di legge per la parità di genere alle elezioni europee. Con le tre preferenze, in tutte le circoscrizioni si avrà un meccanismo che non tutelerà le candidate. Basta inganni", ha affermato Elena Fattori, portavoce al Senato del Movimento 5 Stelle. (fonte: ansa.it e repubblica.it)

Scandalo Odg, spese per 70 mila euro . E la revisora viene insultata per aver chiesto le ricevute

di Loredana Di Cesare

Settantamila euro di spese senza pezze d’appoggio o non sufficientemente giustificate. Non stiamo parlando di un consiglio regionale, ma dell’Ordine dei giornalisti del Lazio, che conta 22mila iscritti. Una parte delle loro quote – quelle versate da maggio a novembre 2013 – è finita nel mirino del collegio dei revisori dei conti. Per la precisione, nel mirino di Solen De Luca, revisora appena elettaLeggi tutto... che ha stilato una dura relazione, fino a oggi rimasta senza risposta: non ha ricevuto fatture né scontrini. La sua relazione  - che ilfattoquotidiano.it è in grado di rivelare in esclusiva – è stata indirizzata anche all’Ordine nazionale, ed è finita quindi sulla scrivania del presidente, Enzo Iacopino. Il documento spiega che, per le spese di rappresentanza, in pochi mesi sono stati sborsati 2400 euro, dei quali circa 1.100 euro per caffè, tramezzini, cornetti e succhi di frutta. Il capitolo spese telefoniche, nei primi sei mesi del 2013, ammonta a oltre 20mila euro, per un importo pari a 3.400 euro al mese. Per De Luca si tratta di spese “ingenti” e “troppo onerose”. E così la revisora chiede ripetutamente delibere e ricevute. Ma quando affronta l’argomento in una riunione – è il 21 novembre – nella sede dell’Odg del Lazio si sfiora la rissa. Il presidente dei revisori dei conti, Giovan Battista Brunori, legge la sua relazione, quindi interviene la collega De Luca, chiedendo d’inserire nel verbale anche la sua relazione integrativa: 11 punti che elencano dettagliatamente una serie di “situazioni anomale” e “poco trasparenti”. Per esempio: 34mila euro di spese per consulenza e aggiornamento software; 241 euro di multe pagate; 90 euro per una tuta antipioggia, poi affidata a un dipendente dell’Ordine...(clicca sul titolo per continuare a leggere)

Non le Pari Opportunità, ma i Pari Diritti

di Giancarla Codrignani

Amiche sempre care,
possiamo essere desolate, ma i presupposti dei femminicidi sono complessi. Pur essendone consapevoli, crediamo ancora che il fidanzato che ci ha dato uno schiaffo, sarà un buon marito.
Lo scarto da 335 "no" a 344 (e da 227 "sì" a 214) nel respingere due emendamenti a beneficio del genere, segnala che gli uomini non hanno paura della nostra emancipazione ma dell'attentato al loro potere, che incomincia nella coppia e finisce nel diritto. Purtroppo, anche molte giuriste (tutte studiamo sugli stessi libri e applichiamo le stesse leggi) sono d'accordo con la condanna delle quote rosa, termine orrendo, non inventato da noi. Prima o poi dovremo fare i conti con l'interpretazione della Costituzione e rivendicare che il sesso dell'art. 3 deve essere giuridicamente inteso come genere (e i generi sono fondanti di tutte le differenze sociali, non possono esserlo delle discriminazioni attualmente sconosciute in diritto). Bisognerà affrontare una contraddizione consapevolmente voluta da parlamentari donne e uomini di tutte le parti nel riformare l'art.51, il 7 marzo 2002, quando un voto plebiscitario convalidò l'omaggio alle donne del governo Berlusconi autore della riforma: "la Repubblica favorisce le pari opportunità" per l'accesso alle cariche elettive. Eh no, mie care: la Repubblica non doveva favorire ma garantire, non le pari opportunità, ma i pari diritti. Perché, tra l'altro, siamo il 52 % dell'elettorato e la maternità (o la non-maternità) non è ancora un diritto e, anche se la legge ci eroga benefici, siamo percepite come cattivi lavoratori se restiamo incinte. Disgraziatamente gran parte del mondo femminile si riconosce negli stereotipi familisti e mediatici, ignara di essere un genere e non una variante biologica.
L' emendamento respinto con lo scarto aumentato (poi nuovamente abbassato per il terzo emendamento che si accontentava del 60 %) era relativo alle quote per i capilista. Era "il" punto nodale. Infatti il 50/50 di governo non sposta quasi nulla: se una di noi va a Bruxelles a discutere la situazione ucraina, importa poco che siLeggi tutto...a un ministro o una ministra. Ma è dal basso che si può eliminare il pregiudizio che le donne non votano le donne e incominciare la risalita. E non partendo dalle preferenze (che possono diventare clientelari, mentre poche donne hanno i mezzi e perfino la voglia delle pratiche mercantili), ma su chi è in testa alle liste. Sarebbero accontentati anche i meritocratici: le donne sono più affidabili per capacità e dedizione. Finora, tuttavia, le grandi città, le regioni, le segreterie di partito sono o maschili o affidate a donne scelte perché stanno dentro il modello neutro. Quindi brutta giornata quella di ieri. Ma illuminante. Speriamo che il femminicidio cessi, almeno quello istituzionale; per rispetto dello spirito di una Costituzione che deve viaggiare nel tempo accrescendo la democrazia.

 

LO SCEMPIO CULTURALE E LINGUISTICO DI CHI NON VUOLE DIRE MINISTRA

di Paolo Hutter
In base a cosa, a quali criteri lirici, la parola “ministra” suona male? I direttori delle testate giornalistiche e la maggior parte delle donne che hanno ruoli dirigenti in Italia si stanno rendendo responsabili di uno scempio culturale e linguistico che a mio parere è anche politico e antropologico. Nell’uso della lingua italiana sui media – ma a questo punto anche nel linguaggio di tutti i giorni – sta prevalendo oltre ogni misura l’uso dei sostantivi, degli aggettivi e persino degli articoli (il/la, un/una) maschili per indicare ruoli di potere occupati da donne e professioni altolocate svolte da donne. Dopo “il ministro col pancione” e dopo “ecco nella foto il ministro accompagnato dal marito” (ovviamente non si tratta di coppia gay, siamo in Italia, ndr) comincio a temere che gli unici limiti siano quelli imposti da tradizioni consolidate.
Altrimenti direbbero il Re d’Inghilterra Elisabetta. Già, per quale motivo quella la chiamano Regina? Perché ritengono che abbia un ruolo solo decorativo, culturale, come le cantanti, le attrici, le pittrici? Vorrei chiarire, a chi non lo sapesse, che l’uso del maschile per indicare lavori e ruoli “da un certo livello in su” accade solo nella lingua italiana, e in particolare nella recente evoluzione della lingua italiana. L’inglese è imparagonabile con i suoi “the”. Il francese femminilizza. Il tedesco femminilizza con puntiglio (se qualcuno provasse a dire Der Kanzler Angela Merkel lo prenderebbero per provocatore, è die Kanzlerin). Ma è al portoghese e allo spagnolo soprattutto che dovremmo guardare, le lingue più simili alla nostra.
L’uso del femminile nello spagnolo e nel portoghese chiarisce, a mio parere, che non è Leggi tutto...Leggi tutto...Leggi tutto...sincero, anzi sincera, chi dice che architetta, avvocata, ingegnera, ministra o addirittura deputata, direttrice, direttora “suonano male” e che segretaria è una parola che indica inevitabilmente un lavoro subordinato mentre segretario no (per cui anche se non suona male non si potrebbe dire segretaria generale Cgil o sottosegretaria agli Esteri).
Nello spagnolo di oggi, in Spagna e in America Latina, si dice presidenta, secretaria de estado, arquitecta, ingeniera, doctora profesora alcaldesa (sindaco è alcalde) etc. Devono essere proprio stonati e stonate. Non hanno l’innata musicalità delle donne italiane che occupano quelle posizioni, per le quali operaia suona bene e cameriera anche ma avvocata no, sindaca no e persino capa e direttrice stonano.
Non so se ci sia dentro anche un inconsapevole complesso di inferiorità per cui sotto sotto si pensa che affermare la propria femminilità sottragga un po’ di autorevolezza. È certo però che la responsabilità di questa torsione linguistica è delle donne che l’accettano, perché se la rifiutassero, se decidessero che hanno ragione le spagnole e gli spagnoli e che si dice ministra ecc., i mass media e quindi il linguaggio prevalente sarebbero costretti ad adeguarsi. Nel giro di un anno, al massimo. Se questo non succederà, bisognerà prima o poi insegnare nelle scuole e nelle università per quale motivo in coincidenza con l’emergere della presenza femminile in tutti campi della società, la lingua italiana abbia optato per far coincidere il potere e il prestigio col maschile. Son solo parole, certo, ma è un brutto segno.

(http://www.ilfattoquotidiano.it/2014/03/05/donne-la-discriminazione-inconsapevole-della-lingua-italiana/902877/)

Aborto, il Consiglio d'Europa boccia l'Italia: "Viola i diritti delle donne"

Leggi tutto...L’Italia calpesta la vita delle donne. Altro che mimose. In questo amaro otto marzo che racconta un paese senza parità e senza lavoro, assediato dai femminicidi e dalla piaga delle dimissioni in bianco, un duro documento del Consiglio d’Europa condanna il nostro paese per aver violato la legge 194 sull’interruzione volontaria di gravidanza. Con un provvedimento che sarà reso pubblico oggi, il “Comitato europeo dei diritti sociali”, organismo del Consiglio d’Europa, afferma: «A causa dell’elevato e crescente numero di medici obiettori di coscienza, l’Italia viola i diritti delle donne che alle condizioni prescritte dalla legge 194 del 1978, intendono interrompere la gravidanza».
È la prima volta che l’Europa condanna con tanta chiarezza il nostro paese per la disapplicazione della legge sull’aborto, riconoscendo, finalmente, che pur esistendo ancora sulla carta, l’interruzione volontaria di gravidanza è di fatto ormai impossibile in intere regioni d’Italia. Le donne sono costrette a migrare di provincia in provincia perché centinaia di ospedali hanno ormai chiuso i reparti, ma in tante, troppe, respinte dalle strutture, e ormai fuori dai tempi consentiti per l’interruzione di gravidanza, si rivolgono, come 40 anni fa, al fiorente mercato degli aborti clandestini. Le cui stime oggi sfiorano i 40-50mila interventi l’anno. (clicca sul titolo per continuare a leggere)

L'Appello

Scioperiamo. Per fermare la Cultura della violenza 

Pensavamo che l'uccisione di Fabiana, bruciata viva dal fidanzato sedicenne, esprimesse un punto di non ritorno. Invece no. L'insulto che è stato rivolto alla ministra Cécile Kyenge – da un'altra donna – dice molto più di quanto non vogliamo ammettere. E di fronte ad una violenza verbale simile, non ci sono scuse o giustificazioni che tengano. Noi non siamo mai state silenziose, abbiamo sempre denunciato questi fatti, le violenze fisiche e quelle verbali. Ma non basta. Leggi

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