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La violenza passa anche attraverso il linguaggio sbagliato

Leggi tutto...Pubblichiamo la lettera spedita da studiose e studiosi di gender studies il 18 settembre 2013 a Massimo Bray, Ministro dei Beni e delle Attività Culturali(e già direttore editoriale dell'Enciclopedia Treccani), e, per conoscenza, a Giuliano Amato, allora Presidente dell'Istituto dell'Enciclopedia Italiana, in cui sono portate all'attenzione di entrambi alcune gravi inesattezze contenute nelle voci "transgender", "omosessualità", "lesbismo", "intersessualità", "gender" delle ultime edizioni dell'Enciclopedia e del Dizionario di Medicina Treccani, risalenti al 2010 e fruibili gratuitamente anche online.

Violenza sulle donne: 25 novembre Sciopero contro il femminicidio (adnkronos)

Leggi tutto...Iniziativa in concomitanza con la Giornata dell'Onu. 

Roma, 25 set. – (Adnkronos) (di Rossella Guadagnini) – Uno 'Sciopero delle donne' per fermare la cultura della violenza e il femminicidio. Dopo l'appello lanciato in rete e centinaia di firme raccolte, la manifestazione nazionale prenderà forma il prossimo 25 novembre, in concomitanza con la Giornata mondiale contro la violenza di genere proclamata dall'Onu. A lanciare l'iniziativa in Italia le giornaliste Barbara Romagnoli e Adriana Terzo, e Tiziana Dal Pra, presidente del centro interculturale Trama di Terre.

L'adesione dell'Udi allo Sciopero delle donne

25 Novembre 2013

L'UDI – Unione Donne in Italia a proposito dello sciopero delle donne

Dove sono le donne, l'UDI c'è, ci siamo riconosciute in molte delle parole con cui è stato promosso lo sciopero delle donne come gesto collettivo per dare forza alla data del 25 novembre, considerandolo un paziente lavoro di tessitura che potrebbe incidere, almeno in parte, nella cultura violenta che ha avvelenato e sta avvelenando il nostro Paese, con un gesto responsabile e collettivo.

Certo, questo è non è un primo passo, in questi anni ne abbiamo fatti molti da un giorno lontano in cui abbiamo detto che lo ius corrigendi non era un diritto del marito e del padre di famiglia, lo stupro non era reato contro la morale, il delitto d'onore era un assassinio e non un dovere maschile. Abbiamo inventato con altre parole per nominare la realtà occultata, leggi e servizi specializzati di genere, la Staffetta di donne contro la violenza alle donne che ha attraversato l'Italia, campagne contro le pubblicità lesive e violente e UDI STOP FEMMINICIDIO quando in troppi/e mettevano in luce che non era parola contemplata dal dizionario della Crusca. Abbiamo promosso con altre la piattaforma NO MORE che richiamava lo stato alle sue responsabilità e indicava le politiche necessarie e strategiche da intraprendere.. Proposte che hanno convinto e conquistato tante donne e qualche uomo ma le risposte non sono ancora all'altezza dell'impegno profuso da tutte.

Dicesi mignotta. E io mi indigno

di Adriana Terzo

Circola una storiella in questi giorni che dice pressappoco così: un uomo che fa il massaggiatore: kinesiterapista; una donna che fa la massaggiatrice: mignotta. Un accompagnatore: pianista che suona la base musicale; accompagnatrice: escort. Un professionista: uno che conosce bene il suo lavoro; una professionista: puttana. Mi fermo qui ma la lista dei ruoli in cui la versione al femminile degrada in un immaginario ben consolidato dove la donna è aggettivata al peggio, è lunghissima. Ora, quante di noi si sono sentite appellate, almeno una volta nella vita, con attributi simili a quello sopracitato? Naturalmente, senza aver mai esercitato a professione... Mio figlio, 24 anni, l'altro giorno: c'è una ragazza del nostro gruppo che se la spassa un po' con tutti, sì insomma, una mignottella. Tamponamento per la strada: energumeno molto incazzato per la sua Rover ammaccata contro una giovane disattenta in abiti estivi: "Invece che andà in giro come una zoccola, guarda come cazzo guidi!". Una mia amica, docente universitaria un po' livorosa: è arrivata una ricercatrice l'altro giorno, che ti devo dire? Tutta truccata, sì insomma, con una faccia proprio da troia!". Un linguaggio diffuso - e un po' volgare - cui nessuno ormai fa più caso. Eppure io sono convinta che questo linguaggio meriti più di una riflessione. Perché le parole forgiano il pensiero e i concetti. Fin da bambine, in famiglia, a scuola. Questo reiterato sistema di affibbiare alle donne, qualunque cosa facciano, l'appellativo mignotta, è sicuramente una scorciatoia ma anche il riflesso di come esse vengono considerate, a qualunque latitudine. Dunque, se rispetti certi poteri forti e ne consegui il consenso (la chiesa, la borghesia, la cultura maschile), allora va tutto bene. Se invece decidi di uscire da queste gabbie, il minimo che ti può capitare è sentirti gridare dietro puttana. Eppure, la definizione della parola è precisa: concedersi abitualmente ad incontri di sesso per denaro. C'è un prezzo pattuito in cambio di una prestazione sessuale. Come mai, invece, ad ogni piè sospinto - se sei vestita in un certo modo invece che in un altro, se ammicchi con lo sguardo e non lo abbassi, se hai un comportamento non conforme agli usi e costumi dei benpensanti - le donne vengono sminuite e svalorizzate con termini come sgualdrina, donnaccia, battona e delizie affini?

Femminicidio, giornali e delitto d'onore

di Stregadelloscilliar*

Uno dei bellissimi romanzi di Jorge Amado, "Gabriella, garofano e cannella" inizia con il racconto dell'orrendo assassinio di Donna Sinhazinha e del dottor Osmundo Pimentel, finiti a colpi di rivoltella dal marito della donna, Jesuino Mendoça, perché trovati a letto insieme. Nella cittadina, i cambiamenti si susseguivano rapidi. Il cacao e il suo commercio portavano cambiamenti veloci, nuove strade, città che cambiavano aspetto velocemente, ma persistevano antiche leggi che regolavano la vita della comunità. Una di queste, una delle più solide, era stata applicata proprio il giorno in cui inizia la storia: "l'onore di un marito ingannato, soltanto con il sangue dei colpevoli può essere lavato". Questa legge, dice Amado, non era sancita in nessun codice, ma era ben radicata nella coscienza degli uomini. E nota l'autore che alcuni cambiamenti sono lenti: costumi e abitudini delle persone si modificano molto meno velocemente del volto di una città. In chiusura del romanzo, Mendoça viene condannato al carcere per il duplice assassinio, perché Ilhéus non era più terra di banditi e paradiso degli assassini. Era una terra progredita e civile. Italia, 4 agosto 1981.
Art. 587, Codice Penale:
Chiunque cagiona la morte del coniuge, della figlia o della sorella, nell'atto in cui ne scopre la illegittima relazione carnale e nello stato d'ira determinato dall'offesa recata all'onor suo o della famiglia, è punito con la reclusione da tre a sette anni. Alla stessa pena soggiace chi, nelle dette circostanze, cagiona la morte della persona che sia in illegittima relazione carnale col coniuge, con la figlia o con la sorella. Amado scriveva "Gabriella, garofano e cannella" nel 1958. Oltre vent'anni dopo, in Italia avevamo ancora il delitto d'onore (e anche il matrimonio riparatore, visto che una ragazza che avesse rapporti sessuali con un uomo, anche se gli stessi rapporti fossero avvenuti con violenza, prima del matrimonio, avrebbe recato "disonore" alla sua famiglia).

(clicca sul titolo per continuare a leggere)

L'Anpi di Locate di Triulzi

Confermo nostra adesione a nome di Sezione A.N.P.I. di Locate di Triulzi (MILANO). Grazie per quello che state facendo

 

Legnano, all'ospedale debutta il "codice rosa"

Leggi tutto...Legnano, 5 set – Accogliere e assistere le donne maltrattate. Ma soprattuto riconoscere i campanelli d'allarme e portare allo scoperto anche il dramma di chi, per paura, continua a tacere. Con questo obiettivo ha debuttato oggi, al pronto soccorso dell'ospedale di Legnano, il "Codice Rosa": un percorso ad hoc per le pazienti vittime di violenza fisica e psicologica. Per 3 volte a settimana, dietro il bancone del triage, sarà presente una psicologa dedicata, Chiara Granelli, alla quale, per la fase sperimentale del progetto, il Lions Club San Vittore Olona ha fornito una borsa di studio di 8 mesi.

Al ristorante un posto occupato per ogni donna uccisa

Leggi tutto...5 set – I ristoratori di Bolgheri riservano un posto occupato ad una donna vittima dell'amore malato. Aderiscono così alla campagna anti-femminicidio lanciata per ricordare Ilaria Leone e tutte le sfortunate donne del nostro paese vittime del troppo amore di uomini malati. Lo faranno a modo loro rinunciando ad un coperto ed occupando la sedia con un libro trafitto e ferito adagiato su un drappo bianco.

Fisac Cgil, sì allo Sciopero. Per dire stop al massacro

La Segreteria Nazionale Fisac CGIL l'Esecutivo Naz. Donne Fisac CGIL e il Coordinamento Nazionale Donne Fisac CGIL, aderiscono con convinzione all'appello contro il femminicidio lanciato nei giorni scorsi da Barbara Romagnoli, Adriana Terzo e Tiziana Dal Pra e allo sciopero proclamato per il 25 novembre, giornata internazionale contro la violenza sulle donne.

Riteniamo infatti che il dilagare di violenze ed omicidi efferati possa essere fermato soltanto con una reazione dal forte impatto sociale e politico che cerchi di mettere fine ad un massacro al quale tutti assistiamo impotenti da troppo tempo, indegno di una società civile.

Invitiamo quindi tutti i compagni e le compagne dell'organizzazione ad aderire all'iniziativa, sia singolarmente che collettivamente, mandando una mail a Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo. e a seguire l'organizzazione di questa e delle altre iniziative che meglio si specificheranno e che si concentreranno nella data del 25 novembre.

 

SEGRETERIA NAZIONALE FISAC CGIL
ESECUTIVO NAZ. DONNE. FISAC CGIL
COORDINAMENTO NAZ. DONNE FISAC CGIL

Roma, 1 agosto 2013

Sciopero delle donne, l'ok di Susanna Camusso

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Anche la leader della Cgil, insieme alle donne della segreteria nazionale, aderisce all'appello contro il femminicidio fissato per il 25 novembre.
Ecco il testo del documento.

Muove l'indignazione per un altro efferato femminicidio, muove l'orrore Fabiana bruciata viva dal suo fidanzato, ma ogni giorno è segnato da un altro gesto di insopportabile violenza. Dal linguaggio, all'insulto, alla rappresentazione, alle molestie, al femminicidio, al fastidio infinito della cronaca, che annacqua, giustifica, spettacolarizza tutto.

Abbiamo sempre denunciato, attraverso le piazze, ballato con One Billion Rising, scritto, analizzato. Abbiamo indagato se la crisi non fosse un alibi per giustificare, abbiamo discusso come scrollarci di dosso quel giudizio di moralismo, di non adeguate allo scherzo e alla modernità.

La quotidianità implacabile, giorno per giorno, ci schiaccia in nuova violenza. Ogni giorno ci interroghiamo su quanto tutto questo violi la nostra libertà, ci faccia essere preoccupate e condizionate per le nostre figlie. Ogni giorno vediamo allontanarsi l'idea della libertà femminile metro di misura della democrazia.

Insieme sappiamo che tante e tanti invece vorrebbero che finisse violenza, disumanità, disprezzo, separazione dei corpi dalle menti. Tante e tanti sanno che la violenza contro le donne è violenza su tutti, rende peggiore la vita di tutti.

Traduciamo la positività delle ratifiche della Convenzione di Istanbul nella necessità di una legge, attesa da troppo, che riconosca nei LEA i centri antiviolenza e tanto altro. Traduciamo il nostro essere persone e non oggetti nel valore del nostro lavoro, riconosciuto e nel tanto non visto, non riconosciuto, non retribuito.

Scioperiamo per fermare la cultura della violenza, disconnettiamoci dalle attività quotidiane per un giorno.

Affermiamo che senza donne libere, autodeterminate, non c'è società.

Fermiamoci insieme perché "rabbia, dolore, sconforto, indignazione, denuncia e consapevolezza" devono far dire basta.

Susanna Camusso Vera Lamonica Elena Lattuada Serena Sorrentino

L'Appello

Scioperiamo. Per fermare la Cultura della violenza 

Pensavamo che l'uccisione di Fabiana, bruciata viva dal fidanzato sedicenne, esprimesse un punto di non ritorno. Invece no. L'insulto che è stato rivolto alla ministra Cécile Kyenge – da un'altra donna – dice molto più di quanto non vogliamo ammettere. E di fronte ad una violenza verbale simile, non ci sono scuse o giustificazioni che tengano. Noi non siamo mai state silenziose, abbiamo sempre denunciato questi fatti, le violenze fisiche e quelle verbali. Ma non basta. Leggi

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