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Donne di carta scioperano online, il video

L'Associazione Donne di carta aderisce allo Sciopero delle donne allestendo un video-montaggio dei testi detti a memoria dalle persone libro sparse nelle diverse città: Bari, Firenze, Milano, Portogruaro/Cinto Caomaggiore, Roma, Siena. Rigorosamente in... rosso.

 

http://www.youtube.com/watch?v=dsM3KSJE058

 

 

CANCELLIERI VS IDEM: QUANDO LA MINISTRA E' SCOMODA

di Viviana Pizzi

Se la ministra rischia di “voler cambiare le regole della partecipazione femminile in politica” va fatta dimettere. Se invece con il suo intervento permette la liberazione di Giulia Maria Ligresti accusata di falso in bilancio aggravato e manipolazione del mercato in relazione al caso Fonsai, la ministra resta al suo posto.

I casi che andremo a confrontare sono quelli relativi alle ministre Annamaria Cancellieri e Josefa Idem. La prima ancora in carica nonostante con la sua influenza abbia fatto scarcerare Ligresti nipote. La seconda dimissionaria da giugno per non aver pagato l’Imu e l’Ici su una sua proprietà.

IL CASO CANCELLIERI – LIGRESTI

Annamaria Cancellieri a quattro giorni dalla pubblicazione del verbale sul sito di Repubblica, è ancora al suo posto. La storia però inizia quando il 17 agosto il gip aveva respinto la richiesta di trasferimento ai domiciliari presentata dagli avvocati di Giulia Ligresti.  Un provvedimento che era stato motivato con l’anoressia di cui la donna soffriva in passato. Dopo che la richiesta non è stata accolta, lo zio Antonio ha chiesto aiuto alla ministra della Giustizia che ha parlato a sua volta con i due vice capo di dipartimento per l’amministrazione penitenziaria per sensibilizzarli sulla sua. Dopo la chiamata, Giulia Ligresti è stata scarcerata. (clicca sul titolo per continuare a leggere).

Perché uno Sciopero. Oltre l’indignazione

di Marco Trotta

Ci sarà tempo e modo di valutare l’effetto di questo 25 Novembre e del primo sciopero contro la violenza sulle donne, ma intanto un risultato è già stato ottenuto: ha aperto diverse discussioni e di conseguenza una plurarità di eventi ed iniziative. Per Bologna l’appuntamento è alle 17.30 in piazza XX Settembre mentre a Imola si comincia dalle 7 con un flash mob in stazione per chiudere in teatro la sera con “Marcella, o dell’uccisione dell’anima”. Chi vuole  scorrere l’elenco nazionale può andare sul sito ufficiale.

Eppure non era scontato, come stanno raccontando in questi giorni alcune delle promotrici che hanno lanciato il primo appello. Un testo senza appoggi dichiarati delle organizzazioni tradizionali, di partiti e sindacati, ha interrogato reti, persone, ambiti familiari e luoghi di lavoro dimostrando che nel paese si può costruire ancora qualcosa di concreto oltre l’indignazione, vera o presunta, che periodicamente lo attraversa quando la violenza di genere diventa fatto di cronaca da prima pagina con tutti gli stereotipi del caso. Sicuramente, a detta di diverse protagoniste che sul tema lavorano quotidianamente, ha permesso di rendere questo 25 Novembre una data meno rituale. E un motivo di fondo c’è e viene spesso ripetuto dalle stesse protagoniste: la violenza di genere colpisce le donne ma deve interrogare in primis il “maschile”.(clicca sul titolo per continuare a leggere)

PROSTITUZIONE, LO SGUARDO SUL CLIENTE

di Stefano Ciccone*

A Roma, in un quartiere «bene» si scopre un mercato di sesso, denaro e droga che coinvolge ragazzine minorenni. Sui media si moltiplica l’attenzione moralistica e al tempo stesso voyeuristica, si discute di incredibili scambi telefonici tra una ragazza e la madre.

Io vorrei provare a spostare lo sguardo per riconoscere altri soggetti che in questa vicenda rimangono in ombra, gli uomini coinvolti: gli sfruttatori, i «clienti». Ma in fondo di clienti e sfruttatori ce ne sono sempre stati e sempre ce ne saranno, si dice, mentre ci sconvolge che si prostituisca una ragazzina di 15 anni e che la madre la induca a farlo.

Proviamo a riconoscere i nostri sguardi su una vicenda come questa per capire, innanzitutto, che cosa dice di noi. Le nostre parole hanno già determinato gli spazi: parliamo di baby prostitute. Non ci limitiamo a descrivere dei comportamenti. Quelle ragazze diventano una categoria, sono «prostitute» e uno stigma ne segna l’identità. I clienti no. Tutti siamo clienti: di supermercati, di servizi, di professionisti. Ed anche quando consumiamo prostituzione non siamo segnati per sempre come «clienti», siamo liberi di entrare e uscire da quella pratica. Consideriamo la prostituzione una questione di decoro delle città e chiediamo che la polizia ripulisca le strade.

Le «prostitute» nelle strade sono spesso minorenni, spesso soggette a tratta e violenza ma sono rimosse come soggetti grazie a quel processo di disumanizzazione dell’alterità che ci permette di tollerare e non vedere l’esclusione. Se le minorenni sono figlie di famiglie italiane «normali», non marginali, ciò diventa perturbante perché chiama in causa la nostra «normalità». Ma anche le prostitute nelle nostre strade parlano della nostra «normalità», perché gli uomini che vanno con loro vivono la nostra quotidianità: colleghi, amici, parenti. Siamo noi. Perché condividiamo un immaginario, una cultura, una rappresentazione della sessualità. (per continuare a leggere clicca sul titolo)

Cuesto feminismo ke a uciso la natura maskia...

di Abigail

Pultroppo viviamo in un monto in qui i uomini sono discriminati. Avvolte detencono solo il 80% dei seggi in politica. Avvolte detencono solo il 90% dei ruoli di potere nei vertici azientali. Avvolte guatagniano solo il 30% più delle donne. Avvolte lavorano pure 20 ore a settimana meno delle donne, ke sono privileggiate da cuesto femminismo ke a dato l'oro tutti i privileggi dell'accenzione della vaporella. Pultroppo muoiono molti piu uommini sul lavoro ke donne. Ciò accade perche le donne sanno come non farzi assumere nei lavori pesanti. Se il capocantiere cierca solo uomini vuol dire ke sta discriminanto i uomini! Dirglielo pure tu ai vertici Tissenkrukk ke devono asumere le donne per non discriminare i uomini. Vogliamo più donne bruciate sui luoghi di lavoro! E il fatto ke solo le donne muorono di parto e le muorono di più nei incidenti domestici è discriminazione. Pultroppo i uomini vengono uccisi molto più delle donne. Cuesto accate perke ci sono uomini ke discriminano i uomini uccidentoli spesso per un parkeggio ke se uno non fosse nervoso con la moglie parkeggierebbe sikuramente meglio. Se non discriminerebbero, ucciderebbero più donne per fare i conti pari. Per esempio le mafie dovrebbero ucidere per par kondicio. Le mafie sono antikostituzzionaliii!!!

Poi miglioni di uomini si suicitano e sempre per colpa delle donne e se perdono il lavoro e non ciela fanno ad arivare a fine mese è sempre colpa delle donne. Ci sono uomini discriminati perke brutti, antipatici e sgradevoli ke non trovano una kompagna. Cuesto suciede perke le donne scegliono e non devono scegliere perke se sciegliono discriminano i uomini in base a cuanto ci piacciono e cuanto no. Colpa di cuesti tempi moderni se le donne sciegliono i uomini ke ci piacciono e tanti sono costretti ad antare con le prostitute ke sono una forma di sfruttamento del bisognio naturale di gnocca. Per cuesto e tanti altri motivi proponerei un OCCUPAI per ridare ai uomini pure cuell'1% di rikkezze ke le donne si anno preso. Il 99% delle rikkezze in mano ai uomini è diskriminazzione verzo i uomini. OCCUPAI THE 1%!! (clicca sul titolo per continuare a leggere)

Contro il femminicidio, servono uomini

Non è solo una questione di donne. Finché saranno solo loro a parlare di femminicidio o di violenza alle donne, difficilmente in Italia le statistiche drammatiche registreranno un’inversione di tendenza. Una certa resistenza degli uomini a parlarne o a prendere posizione, lasciando alle donne le proteste, come lo Sciopero delle donne indetto per domani nella scuola, nei trasporti, nella sanità sembra il sintomo di un cambiamento culturale ancora non completato.

Oggi è la giornata internazionale conto la violenza sulle donne, ma per combatterla servono gli uomini. Il femminicidio è quasi sempre la forma estrema di una violenza diffusa legata al potere che gli uomini hanno sulle donne, innanzitutto per disparità economica. Nel momento in cui questo potere comincia a venire meno per l’accresciuta autonomia femminile, parallelamente aumenta la reazione violenta, secondo una spiegazione sociologica del fenomeno condivisa da tanti. Tesi che lo stesso presidente Giorgio Napolitano ha richiamato appena qualche giorno fa: «È proprio la maggiore eguaglianza conseguita dalle donne sul lavoro e nelle professioni che può suscitare pericolosi atteggiamenti di reazione». (per continuare a leggere, clicca sul titolo)

Una tela e un pensiero per lo Sciopero

C'era una volta il lupo (Once upon a time there was the wolf)

Troppe volte e per troppo tempo alla donna è stata associata l'idea sbagliata della sprovveduta, dell'ingenua e della vittima di chi vuole solo approfittarsi di lei; è accaduto, accadono questi fatti e purtroppo oggigiorno ancora spesso. Ma si deve dire basta; alle illusioni e alle belle parole devono seguire reali dimostrazioni. È finito il tempo dell'incanto, è giunto il momento della liberazione.


Too often and for too long the woman has been associated with the wrong idea of being naive, ingenuous, and the victim of someone who just wants to take advantage of her; these facts happened, happen nowadays and, sadly, still too often. But it must be said enough with it, the illusions and the rhetoric should be followed by real proofs. The time of the fascination is over, now it is the time of liberation.

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2013
70 x 50 (dittico)
Tecnica mista su tela

Laura Piccininni

Assunta Maria Spina va allo Sciopero

“Ha fatto bene”, “ha fatto bene”, mormoravano tra le lacrime
le donne del quartiere. “Ha fatto bene”, si ripeteva nelle strade
a lutto. E mo’, quei poveri bambini.
E Assuntina, la femminuccia, che già capisce.
Tutti erano con Antonio, costituitosi con l’arma ancora tra le mani
alla Stazione dei Carabinieri.  L’avevano accolto con rispetto.
“Lui in Germania a faticare, e essa nel paese a far l’innamorata”.
Era tornato il giorno prima dalla Germania dopo anni di lavoro d’emigrante.
Con un’idea fissa. Fare giustizia.
Difendere l’onore della famiglia.
E, a pranzo, dopo la festa, l’aveva ammazzata. Un po’ Lucia lo sapeva,
ma non era scappata. Era sola, sola con i suoi bambini.
….
Assunta Maria Spina ora è nonna. E domani è allo sciopero
delle donne, nella Giornata internazionale per l'eliminazione
della violenza maschile contro le donne.
Per dire, insieme a sua nipote Lucia, mai più femminicidio.
Mai.
(Severo Laleo - http://severolaleo.blogspot.it/)

Dal Liceo Rinaldini di Ancona un coro, mai più violenza sulle donne!

Le studentesse e gli studenti del Liceo Rinaldini di Ancona, nella giornata del 25 novembre, oltre a vestire con qualcosa addosso di rosso o di rosa shoking, leggeranno durante la mattinata, attraverso l'altoparlante di Istituto, questi comunicati a tutte le classi e ai cinque Indirizzi liceali presenti: (clicca sul titolo per continuare a leggere)

Lo sciopero delle donne fantasy

di Eleonora Cirant

Sono le 8 del mattino e a Milano tira un vento gelido da far male alla faccia. Ma il cielo è azzurro intenso come il mantello di una Madonna caravaggesca e il sole ha un sorriso smagliante. Betta ha già addosso la sciarpa rossa e un cappello mentre asciuga l'ultimo moccolo dal naso di suo figlio. "Vai, vai, andate!" Le dice il compagno. Betta bacia il piccolo e il grande e controlla che Alice, la figlia, abbia il cappello rosso ben calato in testa e tutto quanto allacciato e annodato a proteggerla dal freddo. Poi volano via.
In metrò tira un'aria diversa dai soliti lunedì mattina. I treni nei tunnel sono percorsi da una tensione, un'eccitazione che non è la stessa dei giorni di festa. Betta e Alice si tolgono il cappello e allentano la sciarpa quando entrano nel vagone. Si pigiano cercando un angolino stretto fra un gruppo di studentesse caciarose, quattro donne di origine sudamericana e due signore coi volti rugosi.
Le classi delle elementari e delle medie arriveranno a gruppi, le insegnanti si sono organizzate.

(per continuare a leggere clicca sul titolo)

L'Appello

Scioperiamo. Per fermare la Cultura della violenza 

Pensavamo che l'uccisione di Fabiana, bruciata viva dal fidanzato sedicenne, esprimesse un punto di non ritorno. Invece no. L'insulto che è stato rivolto alla ministra Cécile Kyenge – da un'altra donna – dice molto più di quanto non vogliamo ammettere. E di fronte ad una violenza verbale simile, non ci sono scuse o giustificazioni che tengano. Noi non siamo mai state silenziose, abbiamo sempre denunciato questi fatti, le violenze fisiche e quelle verbali. Ma non basta. Leggi

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