Chi Siamo

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Barbara Bonomi Romagnoli, giornalista professionista freelance, è laureata in Filosofia con una tesi sul linguaggio del corpo nell'esperienza mistica. Ex redattrice del settimanale Carta – Cantieri Sociali, ha collaborato con diverse testate fra cui Liberazione, Peacereporter, Amisnet, Aprile, Left, La nuova ecologia, Noi donne, Glamour, BCC Magazine. Nel tempo libero si diletta come apicoltrice ed esperta di analisi sensoriale del miele. Per diversi anni ha condiviso con il collettivo A/matrix la passione per la politica, il femminismo e la buona tavola.

 

 

adrianaAdriana Terzo, giornalista professionista, laureata in Psicologia con una tesi in Musicoterapia, vive e lavora a Roma. Ex redattrice dell'Unità, ha lavorato anche al Sole24ore, all'Ansa, all'Adnkronos. Ha scritto "Destino nucleare – Il paradosso che da trent'anni condiziona Montalto di Castro". Ex iscritta all'ex Pci, è impegnata nella tutela dei diritti delle donne per l'uguaglianza di genere a partire dal linguaggio, tra le prime giornaliste in Italia a teorizzare l'uso costante di un italiano non discriminante sia nella lingua parlata che scritta. Ha insegnato giornalismo nelle scuole superiori in un progetto della regione Lazio e dell'associazione Stampa Romana. Collabora con il Venerdì di Repubblica, insegna italiano alle/ai migranti della Cds (Casa dei diritti sociali).

 

 

 

 

tizianaTiziana Dal Pra è nata a Chiuppano (Vicenza) ma da sempre si sente cittadina del mondo. Attiva contro tutti i fascismi, i razzismi e i fondamentalismi, ha lavorato nel campo del disagio mentale, della differenza di genere, dell'immigrazione. Si dichiara militante femminista "non pentita". Negli ultimi anni ha coniugato lavoro e passione nella difesa delle donne contro la violenza di genere e nell'impegno per i diritti di donne e uomini migranti e dei loro figli e figlie. Nel 1997 ha fondato a Imola l'associazione interculturale di donne native e migranti Trama di Terre che dal 2012 gestisce anche un Centro antiviolenza.

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L'Appello

Scioperiamo. Per fermare la Cultura della violenza 

Pensavamo che l'uccisione di Fabiana, bruciata viva dal fidanzato sedicenne, esprimesse un punto di non ritorno. Invece no. L'insulto che è stato rivolto alla ministra Cécile Kyenge – da un'altra donna – dice molto più di quanto non vogliamo ammettere. E di fronte ad una violenza verbale simile, non ci sono scuse o giustificazioni che tengano. Noi non siamo mai state silenziose, abbiamo sempre denunciato questi fatti, le violenze fisiche e quelle verbali. Ma non basta. Leggi

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