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Violenza contro le donne, il 1° agosto entra in vigore la Convenzione di Istanbul

No-Violenza-Donne.jpgdi Maria Serena Natale*

Dodici donne uccise ogni giorno dalla violenza di genere, in un’ Europa dove i femminicidi domestici costituiscono circa il 28% del totale degli omicidi. Nel 2013, 143 donne sono morte per mano dei loro compagni nel Regno Unito, 134 in Italia, 121 in Francia. Numeri che si aggiungono alle agghiaccianti statistiche su maltrattamenti, matrimoni forzati, mutilazioni genitali; calcoli al ribasso dai quali sono esclusi i troppi casi che restano nell’ombra per paura e omertà. Gli ultimi dati sul femminicidio sono diffusi dal Consiglio d’Europa, l’organismo paneuropeo che difende i diritti umani e oggi conta 47 Paesi, 820 milioni di cittadini dal Caucaso al Mare del Nord.

Fotografia di un continente che ha scelto la via dello Stato di diritto e della dignità della persona ma fatica a costruire una società libera da discriminazioni sottili e aperte forme d’oppressione. Un quadro nel quale pregiudizi e carenze normative s’intrecciano con le nuove problematiche legate all’immigrazione e al regime di austerità che costringe molti governi a tagliare sui servizi. (clicca sul titolo per continuare a leggere)

Come denuncia il Consiglio, scarseggiano programmi specifici e forze dell’ordine adeguatamente formate, in un circolo vizioso che alimenta la sfiducia delle vittime nelle istituzioni chiamate a informarle e tutelarle.

Il primo agosto entra in vigore la Convenzione di Istanbul sulla prevenzione e la lotta alla violenza contro le donne approvata nel 2011, firmata da 32 Paesi, ratificata da 13 (Italia inclusa): il primo strumento internazionale giuridicamente vincolante che inquadra in una cornice specifica gli abusi contro donne e bambini, definendo un quadro legale tanto ampio da proteggere le donne da qualsiasi forma di violenza. Un testo che indica strumenti operativi indispensabili come le strutture destinate all’assistenza psicologica e materiale – e che punta a una rivoluzione culturale di lungo periodo escludendo “l’onore”, la religione, le tradizioni dalle categorie ancora utilizzate, in modo più o meno esplicito, per difendere i responsabili delle violenze.

*autrice dell'articolo pubblicato sulla rubrica La 27a ora di Corriere.it

http://27esimaora.corriere.it/articolo/1-agosto-entra-in-vigorela-convenzione-di-istanbulsono-pronte-le-forze-dellordine/

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L'Appello

Scioperiamo. Per fermare la Cultura della violenza 

Pensavamo che l'uccisione di Fabiana, bruciata viva dal fidanzato sedicenne, esprimesse un punto di non ritorno. Invece no. L'insulto che è stato rivolto alla ministra Cécile Kyenge – da un'altra donna – dice molto più di quanto non vogliamo ammettere. E di fronte ad una violenza verbale simile, non ci sono scuse o giustificazioni che tengano. Noi non siamo mai state silenziose, abbiamo sempre denunciato questi fatti, le violenze fisiche e quelle verbali. Ma non basta. Leggi

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