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L'Italia che ha riscoperto l'ottimismo. Ma ha rimosso i femminicidi

boligan.jpgdi Barbara Cataldi *

Nel mondo migliore disegnato dal nostro giovane premier, dove la forza della speranza colora di rosa le nuvole anche durante i nubifragi, dove l’ottimismo rimette in moto l’economia senza che gli indicatori lo registrino, dove le riforme ci rendono più efficienti già quando vengono annunciate, non c’è posto per i professionisti del pessimismo, per quelli che gufano, si lamentano, o muoiono persino, e magari lo fanno anche in modo cruento.
In questa Italia del fare, del desiderare, dello sperare, in questa orgia del vincere e comunicare, sui giornali guadagnano colonne solo le partite dei Mondiali brasiliani, le conferenze stampa di Renzi e le interviste a chi ce l’ha fatta. Per chi viene ammazzata, sgozzata, bruciata c’è meno spazio e interesse di prima. Se mai fosse possibile.
Eppure il macabro elenco di donne cancellate dalla follia dei loro compagni continua ad allungarsi giorno dopo giorno, anche se sui media non ce n’è più traccia. Storie troppo tristi per essere raccontate, senza intralciare il difficile compito di ridare fiducia al nostro paese.(clicca sul titolo per continuare a leggere)

Così ci è voluto l’orrendo omicidio di Cristina e soprattutto dei suoi due bambini, sgozzati nel letto dal loro papà, per parlare di nuovo di femminicidio, di tragedia culturale, di sopraffazione quotidiana, di sconfitta. Per ricordare a tutti che la violenza sulle donne causa una morte ogni 2 giorni e mezzo.
Cristina e Carlo erano sposati da 6 anni, vivevano in una villetta alle porte di Milano con due bambini, una di 5 anni e l’altro di 20 mesi. Lei, 38 anni, lavorava in un’agenzia di assicurazioni. Lui, 31 anni, faceva il commercialista a Milano. Erano considerati una famiglia serena e armoniosa. Ma così non era. La fatica, forse la gelosia, la rabbia covavano nel silenzio. Sabato sera Carlo, per una ragione ancora oscura, si arma di un coltello: taglia la gola a sua moglie e ai suoi due bimbi, fa scempio dei loro corpi, simula una rapina e poi, come se nulla fosse, si chiude la porta di casa alle spalle e raggiunge gli amici per vedere l’esordio della Nazionale contro l’Inghilterra. Ritornato a notte fonda, fa credere di aver scoperto l’orrore in quel momento e allerta i carabinieri. Viene ascoltato, interrogato, sospettato e dopo 24 ore di pressioni crolla e confessa.
Succede in Lombardia, come in Calabria, in Umbria o in Piemonte. Accade a 40 anni, quando si hanno i figli ancora piccoli e si è distrutti dalle notti insonni, come a 15, quando  la vita si succhia con avidità e ci si sente immortali, a 50, quando ci si affaccia a una seconda giovinezza, e persino a 80 anni, quando si pensa di aver già visto tutto.
Donne che amano, che gridano, che desiderano, che scappano, che tradiscono e che vengono tradite. Donne che vincono e che per questo devono essere eliminate. Donne troppo forti di fronte alla debolezza dei loro compagni. Forti nel sopportare botte e umiliazioni; piene di speranza anche quando c’è un’altra, capaci di reinventarsi un’esistenza se decidono che è finita, coriacee nel comandare la famiglia, toste di fronte al dolore, indomite anche quando hanno torto. Donne che né la famiglia  né lo Stato hanno sostenuto e protetto.
Susanna, Ofelia, Cristina, Fabiana, Monica, Giusi, Concetta, Silvana. E cento altre ancora. Le loro storie sono uniche per la ferocia con cui si sono consumate, ma in fondo tutte uguali.
Per favore, Signor Presidente, si ricordi anche delle loro vittorie e della forza del loro ottimismo.

*http://www.ilsalvagente.it/Sezione.jsp?titolo=L%27Italia+che+ha+riscoperto+l%27ottimismo+ma+ha+rimosso+i+femminicidi&idSezione=25190

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L'Appello

Scioperiamo. Per fermare la Cultura della violenza 

Pensavamo che l'uccisione di Fabiana, bruciata viva dal fidanzato sedicenne, esprimesse un punto di non ritorno. Invece no. L'insulto che è stato rivolto alla ministra Cécile Kyenge – da un'altra donna – dice molto più di quanto non vogliamo ammettere. E di fronte ad una violenza verbale simile, non ci sono scuse o giustificazioni che tengano. Noi non siamo mai state silenziose, abbiamo sempre denunciato questi fatti, le violenze fisiche e quelle verbali. Ma non basta. Leggi

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