Home

Stupri e femminicidi, da sempre. Non solo in India

20140115_india_violenza_sessuale.jpgdi Marta Franceschini*

L’ultima vittima della mattanza indiana aveva 16 anni. Il suo corpo è stato trovato senza vita, appeso a un albero, nelle campagne dell’Uttar Pradesh. Un massacro che sembra senza fine. Stuprate, seviziate, costrette a bere dell’acido, soffocate, impiccate, uccise. Di fronte al calvario delle donne indiane il mondo, giustamente, inorridisce. L’escalation rimbalza dalle pagine dei giornali agli schermi televisivi, e l’audience rabbrividisce. Non era il paese della non-violenza? La patria del Mahatma Gandhi? Il regno della spiritualità? La prima cosa che bisognerebbe chiarire è che l’India, prima che dello spirito e del Satyagraha , è la patria delle contraddizioni. Come una Grande Madre primigenia, comprende nel suo grembo tutto e il contrario di tutto. Chiuderla dentro una definizione significa o sbagliare o mentire. All’interno della sua identità millenaria convivono gli opposti più stridenti. Ma una cosa è certa: dall’era patriarcale in poi nel caravanserraglio indiano le donne sono sempre state ultime dopo gli ultimi.

LA VIOLENZA DI OGGI non è una novità. Trenta anni fa, quando arrivai a Delhi per la prima volta, il sistema di divorzio piu’ diffuso era l’omicidio della moglie (vedi il caso italiano di Motta Visconti di due giorni fa, l'uomo che ha ucciso moglie e due figli ndr). Solo nella capitale c’erano una media di tre casi al giorno. Per secoli, millenni addirittura, stupro, abuso, violenza e omicidio sono stati la norma, e non solo in India. A chi inorridisce di fronte alle recenti cronache indiane, ricordo che a Firenze le donne si crocifiggono. E che la frequenza dei casi è proporzionale agli abitanti, che in India sono 30 milioni di volte gli italiani.(clicca sul titolo per continuare a leggere)

Lo stupro è stato usato in tutto il mondo come arma di guerra da tempo immemorabile. Solo che il termine è stato censurato dai libri di testo per ipocrisia mascherata da sensibilità. Tutti abbiamo studiato sui banchi di scuola secoli e secoli di saccheggi, nel corso dei quali è improbabile che alle signore fosse chiesto gentilmente di sgombrare il campo. La guerra è roba da uomini, ma le donne hanno sempre pagato un prezzo molto alto. Per secoli nelle campagne, in occidente come in oriente, le contadine sono state prede alla mercé di chiunque: padri, padroni, coltivatori, stallieri, servi, garzoni, fratelli e mariti. Durante la rivoluzione industriale le operaie ottenevano e conservavano il posto in fabbrica a una condizione ben precisa, e lo stesso valeva per i bambini. Nemmeno i conventi e i collegi religiosi sono stati risparmiati dal flagello, come hanno provato gli scandali venuti alla luce negli ultimi decenni.

L’abuso sessuale è il crimine più antico e più universale della terra. I tentativi di localizzare e periodicizzare il fenomeno servono solo a ridimensionare l’ampiezza del dramma e, di conseguenza, a contenere le nostre ansie. Certo è più rassicurante pensare che in India ci sia una improvvisa e inspiegabile escalation di violenze, oppure che in Italia, da quando ci sono gli immigrati, gli stupri siano aumentati. Ma sono bugie. Per millenni stupri e abusi sono stati taciuti con vergogna, come un marchio d’infamia sepolto nel buio della ferita, come una disgrazia e un’onta. L’imperialismo della cultura dominante aveva regalato alle vittime la colpa e ai carnefici l’impunità. L’unico vero cambiamento rispetto al passato è che oggi, in India come altrove, le donne hanno cominciato denunciare i loro stupratori. E che il loro grido, amplificato dai media, è diventato “notizia”.

*notizia ripresa dal Fatto Quotidiano

Condividi

L'Appello

Scioperiamo. Per fermare la Cultura della violenza 

Pensavamo che l'uccisione di Fabiana, bruciata viva dal fidanzato sedicenne, esprimesse un punto di non ritorno. Invece no. L'insulto che è stato rivolto alla ministra Cécile Kyenge – da un'altra donna – dice molto più di quanto non vogliamo ammettere. E di fronte ad una violenza verbale simile, non ci sono scuse o giustificazioni che tengano. Noi non siamo mai state silenziose, abbiamo sempre denunciato questi fatti, le violenze fisiche e quelle verbali. Ma non basta. Leggi

Newsletter

banner anarkikka

Per migliorare la tua navigazione su questo sito, utilizziamo cookies ed altre tecnologie che ci permettono di riconoscerti. Utilizzando questo sito, acconsenti agli utilizzi di cookies e delle altre tecnologie descritti nella nostra Cookies Policy.

Acconsento all'utilizzo dei cookies su questo sito