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Scioperiamo. Ecco come

Car@ amic@

dopo aver lanciato il nostro appello, il 14 giugno scorso, abbiamo raccolto tutte le idee e i suggerimenti che ci avete inviato. Grazie a tutte voi ora abbiamo deciso la data su quando promuovere la nostra azione: il 25 novembre, proclamata dall'Onu giornata internazionale contro la violenza sulle donne, e ormai riconosciuta da tutte le organizzazioni sociali e politiche nel mondo. Una data storica, scelta dal movimento internazionale delle donne latino-americane nel 1981 a Bogotà in onore delle tre sorelle Mirabal, attiviste della Repubblica Dominicana, assassinate il 25 novembre 1961 perché si opponevano al regime dittatoriale del loro paese. Una memoria che non può non ricordarci quanto la politica – sul corpo, sul lavoro, sulla vita delle donne – sia così importante.

 

Per quanto riguarda le modalità, abbiamo pensato di organizzare lo "Sciopero" su tre azioni congiunte e/o separate (l'una non esclude le altre tenendo conto che a fine settembre contiamo di fare il punto su come procedere con le varie organizzazioni e le associazioni che hanno aderito).


1. Lenzuola e/o pezzi di stoffa rossi esposti dai balconi e/o dalle finestre
2. 15 minuti di silenzio, in piedi, interrompendo qualunque attività di lavoro si stia svolgendo
3. Manifestazioni territoriali di piazza organizzate localmente (con eventuale corteo)


L'idea è quella di stare dentro il 25 novembre – che quest'anno cadrà di lunedì – ma in un modo completamente diverso dal solito. Diciamo in un modo più "militante", attivo e visibile come "scioperanti": primo, per non far cadere l'attenzione sul femminicidio (ormai diventato trafiletto da ultima pagina nei quotidiani); secondo, per allontanare da noi l'immagine di vittimismo che il tema, purtroppo, sottintende. Non a caso abbiamo scelto la parola "Sciopero", e cioè una forma di protesta altamente sociale e politica di autotutela con l'obiettivo di esercitare pressioni sulla "controparte". Insomma, noi riteniamo che le donne non debbano più essere uccise, maltrattate, offese perché libere e padrone della loro vita, né in Italia né altrove, e che occorrano azioni forti e congiunte come questo "Sciopero" che parla non solo di violenza sulle donne, non solo delle nostre sempre più precarie condizioni di lavoro, ma pone il legame tra le due cose. Per essere più chiare, lo "Sciopero" rappresenta per noi solo l'inizio di un'azione non occasionale ma duratura nel tempo, a vari livelli.

 

Politico, per liberarci di vent'anni di ulteriori danni causati dal berlusconismo (e relativi consensi), forte di un sessismo arcaico e strutturale che, grazie ad un indottrinamento mediatico, ha contribuito ad una visione della donna sempre più merce, piacevole ornamento o semplice complemento delle fatiche maschili;

 

Economico, per rimettere al centro le lavoratrici come motore della stragrande maggioranza delle attività produttive di questo paese;

 

Sociale, perché venga riconosciuta l'importanza del ruolo che la donna svolge nell'immenso lavoro di educazione, di assistenza, di cura;

 

Culturale, perché i diritti delle persone non sono un optional ma un aspetto fondante della società civile, e perché è proprio dal cambiamento della nostra Cultura – patriarcale e maschilista – che potremo consegnare un mondo più rispettoso delle donne – e dunque più giusto – alle nuove generazioni.

 

Sull'organizzazione dettagliata delle varie iniziative, stiamo ragionando su varie ipotesi tenendo conto che:

1. sono previsti logo e magliette da indossare durante i 15 minuti di astensione dalle proprie attività lavorative;
2. flash-mob e sit-in locali, foto e video da girare e mettere in rete durante quella giornata.
3. prevediamo di diffondere in rete – sia su questo sito che su Facebook alla voce Lo sciopero delle donne - tutte le informazioni utili per organizzare al meglio la giornata, mettendo in comunicazione persone e/gruppi.

 

Informaci su piazze/spazi/luoghi dove le persone che desiderano lasciare il proprio lavoro/casa, possono incontrarsi e manifestare insieme, e metteremo tutte le info sul nostro sito (http://www.loscioperodelledonne.it). Con l'obiettivo di fare il punto a settembre, eventualmente in previsione anche di un incontro collettivo con eventuali "portavoce" regionali e/o cittadine.

Per aderire, se ancora non lo avessi fatto, inviaci una mail con nome, cognome e città di provenienza a Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.

 

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L'Appello

Scioperiamo. Per fermare la Cultura della violenza 

Pensavamo che l'uccisione di Fabiana, bruciata viva dal fidanzato sedicenne, esprimesse un punto di non ritorno. Invece no. L'insulto che è stato rivolto alla ministra Cécile Kyenge – da un'altra donna – dice molto più di quanto non vogliamo ammettere. E di fronte ad una violenza verbale simile, non ci sono scuse o giustificazioni che tengano. Noi non siamo mai state silenziose, abbiamo sempre denunciato questi fatti, le violenze fisiche e quelle verbali. Ma non basta. Leggi

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