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"Lo trovo spaventoso. Ha ragione una blogger, questo spot sanziona la figura della donna manipolatrice, della donna cattiva che fa quel che vuole all'insaputa dell'uomo e da cui l'uomo deve difendersi. Si torna indietro nel tempo, la donna strega e fattucchiera, artefice di sortilegi": non è il commento di una femminista, né di un attivista, ma di un uomo normale, quarantenne, che ha visto la nuova pubblicità televisiva di Desigual, rilanciata su Fb.
Una donna giovane e piacente prova un abito della famosa marca spagnola davanti ad un specchio, poi prende un cuscino, lo mette sotto al vestito simulando un pancione. Sullo schermo appare la scritta #tudecides, che fa il verso a YoDecido, lo slogan della campagna lanciata dalle donne spagnole contro la legge antiabortista del governo Rajoy e ripresa in tutta Europa dalle reti femministe.
Invece di sostenere l'autodeterminazione sul proprio corpo, la ragazza della pubblicità prende dei preservativi e li buca con uno spillone poi sorride complice allo specchio e alle sue spalle compare la scritta in spagnolo "Buona festa della mamma".
Un inno alla "maternità" come unica scelta, voluta dalla donna anche con l'inganno, più che scelta, imposta.
Le amiche di Un altro genere di comunicazione spiegano benissimo la gravità di quanto accaduto, a partire dalle parole scelte: "Riprendere questo ormai famoso slogan e tramutarlo in #tudecides è già una manipolazione insopportabile se a farlo è un'azienda intenta a vendere un prodotto sfruttando una questione politica tra le più delicate della Spagna degli ultimi decenni. In più, se le immagini ci mostrano una donna desiderosa di maternità, le perplessità aumentano, chiedendoci che tipo di messaggio Desigual stia cercando di mandarci. Se poi la ragazza dello spot per rimanere incinta decide di raggirare il suo partner bucando i preservativi, come nemmeno nelle peggiori dicerie paesane, le perplessità di tramutano in rabbia."
Immediata la reazione delle spagnole che hanno fatto partire una petizione per chiedere il ritiro immediato della campagna.
Nel frattempo, boicottiamo tutte Desigual!

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L'Appello

Scioperiamo. Per fermare la Cultura della violenza 

Pensavamo che l'uccisione di Fabiana, bruciata viva dal fidanzato sedicenne, esprimesse un punto di non ritorno. Invece no. L'insulto che è stato rivolto alla ministra Cécile Kyenge – da un'altra donna – dice molto più di quanto non vogliamo ammettere. E di fronte ad una violenza verbale simile, non ci sono scuse o giustificazioni che tengano. Noi non siamo mai state silenziose, abbiamo sempre denunciato questi fatti, le violenze fisiche e quelle verbali. Ma non basta. Leggi

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