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Lazio: approvata la legge regionale per contrastare la violenza sulle donne

94123_600.jpgÈ stata approvata nel Lazio la legge regionale n. 33 dal titolo "Norme per la creazione della rete regionale contro la violenza di genere e per la promozione della cultura dell'inviolabilità del rispetto e della libertà delle donne". La nuova normativa prevede l'introduzione di una cabina di regia, guidata dalla presidenza della Regione e l'istituzione di un Osservatorio per la Pari opportunità, l'attivazione di una rete regionale antiviolenza, l'apertura delle case rifugio in ogni provincia del Lazio, il consolidamento dei centri antiviolenza e l'introduzione delle case di semi autonomia e un fondo da un milione di euro. Prevista anche una mostra fotografica voluta dal Consiglio regionale del Lazio "Mai più, insieme contro il femminicidio" che girerà in tutte le scuole del Lazio:

"La nostra intenzione è di portarla sia dentro le scuole medie che in quelle superiori, la legge dice 'scuole di ogni ordine e grado', sempre accompagnata da dibattiti e iniziative di presentazione e ancor più di "messa in moto" della legge - spiega Marta Bonafoni, consigliera regionale - La scuola e il tema della formazione sono infatti uno dei cuori pulsanti della legge, dove si parla esplicitamente di contrasto alla violenza, superamento degli stereotipi, percorsi di educazione all'effettività. Coinvolti sono tutti i componenti della scuola, dagli alunni ai professori, ai genitori".
Saranno fatte anche campagne informative e percorsi formativi nel settore della comunicazione, dei media e dei new media: "la legge all'art.1, quello sulle finalità, si propone di contrastare nella comunicazione l'uso di termini, immagini, linguaggio verbale e non verbale, prassi discriminatorie offensive e lesive della dignità della donna - prosegue Bonafoni - prevede inoltre una specifica formazione per le operatrici e gli operatori che operano nell'ambito della comunicazione, anche istituzionale, e dei media, avvalendosi anche della collaborazione di università, istituti di ricerca, organismi professionali e associazioni di categoria".

Alleghiamo il testo completo

Allegati:
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L'Appello

Scioperiamo. Per fermare la Cultura della violenza 

Pensavamo che l'uccisione di Fabiana, bruciata viva dal fidanzato sedicenne, esprimesse un punto di non ritorno. Invece no. L'insulto che è stato rivolto alla ministra Cécile Kyenge – da un'altra donna – dice molto più di quanto non vogliamo ammettere. E di fronte ad una violenza verbale simile, non ci sono scuse o giustificazioni che tengano. Noi non siamo mai state silenziose, abbiamo sempre denunciato questi fatti, le violenze fisiche e quelle verbali. Ma non basta. Leggi

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