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Dividua derubata

di Emma Baeri Parisi

Mentre mi stavo truccando – pausa mattutina in cui il pensiero incalzante si acqueta mentre gli occhi controllano rughe e fard – un pensiero molesto mi ha attraversato la mente: questo papa Bergoglio è pericoloso, non si fa i fatti suoi e si fa i fatti miei. Completo il giro degli occhi con la solita matita nera e mi precipito a fermare il pensiero. I fatti suoi: autodenunciarsi come evasore fiscale e pagare le tasse sugli immobili ecclesiastici; dichiarare solennemente che le donne sono persone, "costole egualitarie", e aprire loro tutte le porte della casa di Dio, altrimenti detta Madre chiesa. "Casa", "madre": lampadina! Il furto si nasconde dietro queste due parole. I fatti miei: se la casa è di Dio e io sono fatta a sua immagine e somiglianza, non vedo perché debba essere relegata nelle stanze della servitù, a fare i servizi, seppure divini: voglio stare anche in salotto e "ovunque si decida". Quanto alla madre, la bonarietà accogliente di questo papa mi appare come una vera e propria usurpazione. Baci, bacetti, carezzine, sorrisetti sono certo espressione di un buon carattere, che ha assorbito e messo a frutto il segno materno della dividualità, ma non basta, non mi basta. Una buona madre sa che le sue figlie per stare veramente bene hanno bisogno di sentirsi amate e rispettate per quello che sono, femmine della specie umana, intere. Quindi autodeterminazione... Qualche carezzina in meno e molto coraggio in più (sempre che la questione sia solo quella di una dose di coraggio...).

Catania, aprile 2014

Pubblicato su Le Voltapagina

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