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Onore e destino. Trama di Terre contro l'inferno dei matrimoni forzati

 

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di Adriana Terzo

Crescono sentendosi ripetere che una ragazza non sposata, già a 15 anni, è una vergogna per la sua famiglia. E non ha importanza che quella famiglia ormai da anni si sia inserita in un tessuto diverso da quello d’origine, per esempio in Italia dove, per legge, i matrimoni combinati, meglio definiti forzati, sono vietati. Ma la pressione familiare, tribale e atavica, quasi sempre ha la meglio. E per scampare da quest’inferno sulle spose-bambine e sulle adolescenti cui viene spezzata l’infanzia, violata la propria intimità e messa a rischio la propria vita per le conseguenti gravidanze multiple dentro corpi troppo acerbi, la cronaca registra, sempre più spesso, ragazze scomparse, o peggio ancora, suicide.

Aiutare queste piccole e giovani donne è l’obiettivo di Trama di Terre, associazione che da quasi vent’anni si occupa del fenomeno, e che domani venerdì 28 febbraio presenterà Onore e destino, convegno conclusivo del progetto ‘Contrasto ai matrimoni forzati nella provincia di Bologna: agire sul locale con una prospettiva internazionale’, (Regione Emilia Romagna, Terza Torre Viale della Fiera 8, Bologna) promosso in collaborazione con ActionAid Italia. Finanziato dalla Fondazione Vodafone Italia, del progetto verranno rese note le prime Linee guida realizzate in Italia.

Vale la pena ricordare che i matrimoni forzati, in cui manca il consenso dei coniugi, di uno o entrambi, sono sanzionati dalla dichiarazione dei diritti umani (articolo 16) del 1948, da una raccomandazione del Consiglio d’Europa del 2005, dalla Cedaw e dalla Convenzione di Istanbul (che l’Italia ha ratificato a giugno), e che l’associazione Trama di Terre è stata l’unica a raccogliere in modo pilota dati sul raccapricciante fenomeno. Nel 2008 con la ricerca Per forza non per amore, hanno registrato 33 casi (3 erano uomini) nella sola Emilia, e gestito il primo rifugio in Italia per le donne scappate da matrimoni forzati. “Abbiamo voluto fornire a operatori e operatrici indicazioni e strumenti utili a garantire l’effettiva protezione di donne e bambine, con la consapevolezza di essere solo all’inizio di un percorso complesso e poco esplorato in Italia – ha dichiarato Tiziana Dal Pra, presidente di Trama di Terre –. Per questo vogliamo porre all’attenzione della politica italiana questo tema, portando il nostro contributo, frutto del lavoro sul campo fatto negli ultimi 5 anni. La prima necessità è quella di riconoscere i matrimoni forzati come una delle forme di violenza contro le donne: per farlo bisogna uscire da logiche relativiste e neutre che lo ascrivono solo a una problematica culturale. Chiediamo che il contrasto ai matrimoni forzati sia inserito come uno dei punti del Piano Nazionale antiviolenza che auspichiamo venga al più presto approvato”.

L’associazione, che ha curato il progetto complessivo, oltre ad aver fornito servizi di supporto alle donne che hanno transitato all’interno della struttura messa loro a disposizione, ha sviluppato attività di formazione e sensibilizzazione rivolte alla cittadinanza e alle istituzioni e ha incentivato la condivisione di best practices a livello internazionale.

“In tutto il mondo, i diritti delle donne vengono violati, soprattutto quando le donne rifiutano l’imposizione di comportamenti e regole non rispettosi della loro volontà e libera scelta. Una di queste violazioni riguarda il diritto delle donne di scegliere se, quando e con chi sposarsi: i matrimoni precoci e/o forzati trovano infatti profonde radici negli squilibri di potere tra donne e uomini, in stereotipi e leggi che rispecchiano l’idea che la donna debba ricoprire un ruolo sociale e familiare subalterno, regolato da modelli patriarcali, sul consenso al controllo sociale sul corpo e sulle scelte sessuali delle donne. Tutto ciò rafforza il persistere di queste pratiche in molte comunità, dentro e fuori i paesi d’origine”, spiega ancora Tiziana Dal Pra.

Molti Stati, per evitare la condanna internazionale rispetto al fenomeno delle spose bambine, hanno iniziato ad introdurre nelle proprie legislazioni il divieto di celebrare matrimoni precoci. Tuttavia, sposalizi forzati trovano ancora legittimazione culturale e giuridica presso vari popoli e nazioni. Anche in Italia bambine, adolescenti e giovani donne immigrate, spesso nate e cresciute nel nostro Paese, hanno famiglie che scelgono di sottoporle a matrimoni imposti. Si tratta di casi che talvolta finiscono alla ribalta della cronaca nera, quando le giovani che vogliono sottrarsi vengono punite con violenze fisiche, persino uccise, oppure tentano il suicidio. In molti altri casi le giovani semplicemente spariscono da scuola o dall’Italia, senza che la loro richiesta di aiuto sia stata accolta o senza aver trovato il coraggio di chiedere aiuto.

Saranno presenti al convegno Teresa Marzocchi, assessora alle Politiche Sociali della Regione Emilia-Romagna; Beatrice Costa, responsabile Dipartimento Programmi ActionAid Italia; Tiziana Dal Pra, presidente Associazione Trama di Terre; una rappresentante della Fondazione Vodafone; Barbara Spinelli, avvocata, consulente legale del Centro Antiviolenza di Trama di Terre; Tiziana Zannini, dirigente Ufficio Affari Generali e Sociali del Dip. per le Pari Opportunità presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri; Meena Patel, associazione Southall Black Sisters (Londra); Nursel Kilic, Femmes Solidaires, International Free Women Alliance (Parigi), Corinna Ter-Nedden, Centro Papatya (Berlino), Cristina Cattafesta, Cisda - Coordinamento Italiano Sostegno Donne Afghane.

Orario convegno 9 - 18

Segreteria e iscrizioni: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.

Ufficio stampa: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo. , +39 334 7311570

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