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Corriere (e giornali): per favore, basta.

basta.jpgdi Maria G. Di Rienzo

Corriere, per favore, basta. Non è la ventisettesima volta, come l’ora della vostra rubrica, è la centomillesima volta in cui gettate la responsabilità della violenza su chi la subisce o la scagliate tutto intorno ad appiccicarsi a qualsiasi cosa purché non sia ascritta a chi spara – picchia – stupra – uccide. “3 febbraio 2014. Serino, ha sparato alla consorte con una pistola: non riusciva a trovare un posto di lavoro da due anni.” Dopo i due punti, come sapete, ad una frase o ad un concetto segue di solito una spiegazione, una quantificazione, una chiarificazione. Il vostro occhiello dunque, dice: Perchè l’uomo ha sparato alla consorte, ammazzandola? Perchè non trovava lavoro. Vi sembra sensato? Vi sembra credibile? O sapete benissimo che non è così, ma volete che noi lettori/lettrici lo si trovi tale? Adesso rileggete il resto di quel che avete pubblicato:“Ha ucciso la moglie e poi si è suicidato. Un uomo ha posto così fine a un rapporto familiare controverso, causato soprattutto dalla sua difficoltà nel trovare lavoro negli ultimi due anni.” Questo signore è un uxoricida? No, ha semplicemente messo fino ad una relazione difficile, e vi ricordiamo che non trovava lavoro, poveretto – certo, come qualche altro milione di italiani/italiane che non hanno ammazzato nessuno/a. Smettete di creare a vanvera rapporti di causa/effetto fra informazioni e dati che non li hanno. Basta. (clicca sul titolo per continuare a leggere)

“La tragedia è avvenuta, questo pomeriggio poco dopo le 17, a Santa Lucia di Serino, in provincia di Avellino. L’uomo, Alessandro Mariconda, ha 57 anni e ha ucciso la moglie, Anna Tavino di 50 anni, in strada: l’ha raggiunta nei pressi di un supermercato, dove era andata per fare la spesa, e senza tentennamenti le ha sparato con una pistola. Tre colpi, quasi tutti alla testa. (Un po’ di attenzione anche alla composizione dei testi, per cortesia. Tre colpi: quasi tutti cosa significa? Uno e tre quarti? Due? Due e mezzo?) La vittima è crollata al suolo spirando sul colpo. Poi l’omicida è rientrato in casa dove si è suicidato con la stessa arma. La coppia aveva avviato l’iter per la separazione, lei viveva con una figlia avuta da un precedente matrimonio.”La tragedia la danno sui palcoscenici quando mettono in scena l’Otello di Shakespeare, ma alla fine della rappresentazione tutti i morti si alzano e vanno a ricevere gli applausi: qui, Anna non si rialzerà mai più, ne’ lo farà chi l’ha uccisa. E’ chiaro? Lo avete compreso bene? Ok. La tragedia si può utilizzare come termine descrittivo anche quando un’inondazione spazza via un paese, un terremoto seppellisce una città, un’eruzione vulcanica distrugge Pompei: NON quando qualcuno prende una pistola e spara in testa alla moglie.Nel finale, avete preso nota che i due si stavano separando. E che già non vivevano più insieme. Lei voleva lasciarlo, lei lo aveva lasciato, lei aveva deciso di chiudere, lei voleva la separazione, lei voleva il divorzio: quante volte avete scritto frasi simili in occasione di omicidi di donne? Un’infinità, vero. Vi suggerisce niente, a proposito della storia di cui stiamo parlando? Disoccupati o meno, gli assassini sono uomini che non intendono riconoscere legittimità a volontà e decisioni che non siano le proprie. E’ perchè l’oggetto su cui esercitano possesso e controllo si allontana da loro e rivendica autonomia che sparano/strangolano/bastonano a morte, magari dopo aver tentato di riportarlo nei ranghi con misure punitive e minacce. Quando sono certi di aver fallito, somministrano alla donna “disobbediente” il castigo finale. Quando lo hanno fatto, svanisce l’ossessione attorno a cui hanno passato anni, a volte la maggior parte della loro vita, e spesso a questo punto le loro mani sono talmente vuote e le loro prospettive talmente nulle che il suicidio diventa l’unica scelta possibile.Se ancora non conoscete cos’è la violenza contro le donne, come si origina, come si propaga, come si riduce o si elimina, limitatevi a scrivere la nuda cronaca senza svolazzi di pseudo-psicologia e pseudo-sociologia. E magari prendetevi del tempo per imparare. Perché il modo in cui la state riportando la scusa, la favorisce e la alimenta. Per favore, Corriere. BASTA.

Vi è noto che esiste una rete antiviolenza delle donne, avete persino scritto articoli al proposito: tornate in quei posti, rifugi, case per non subire violenza, case delle donne, associazioni femministe ecc. – e fate ciò che non avete fatto in precedenza. Ascoltate.

(dal blog di Maria G. Di Rienzo http://lunanuvola.wordpress.com/2014/02/05/per-favore-basta/)

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L'Appello

Scioperiamo. Per fermare la Cultura della violenza 

Pensavamo che l'uccisione di Fabiana, bruciata viva dal fidanzato sedicenne, esprimesse un punto di non ritorno. Invece no. L'insulto che è stato rivolto alla ministra Cécile Kyenge – da un'altra donna – dice molto più di quanto non vogliamo ammettere. E di fronte ad una violenza verbale simile, non ci sono scuse o giustificazioni che tengano. Noi non siamo mai state silenziose, abbiamo sempre denunciato questi fatti, le violenze fisiche e quelle verbali. Ma non basta. Leggi

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