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Sull’aborto “decido io”. Proteste in tutta Europa

yo_decido_spagna.jpgdi Adriana Terzo

Sotto la pioggia battente e nonostante le difficoltà, migliaia di donne hanno protestato sabato in molte capitali europee contro la riforma della legge sull’aborto in Spagna, per la libertà di scelta e l'autodeterminazione delle donne. La “ley de protección de la vida del concebido y de los derechos de la mujer embarazada”, legge per la protezione della vita del nascituro e dei diritti della donna in gravidanza, ovvero il nuovo disegno di legge sull'aborto presentato lo scorso 20 dicembre al parlamento spagnolo a firma del ministro della salute Alberto Ruiz-Gallardón, cancella infatti non solo 4 anni di applicazione della legge voluta dal governo socialista di José Luis Rodríguez Zapatero, una delle più avanzate del continente, ma fa retrocedere la Spagna di oltre 30 anni, riportandola a quel 1985 in cui, per la prima volta, il paese ebbe una legislazione in merito.

Le attiviste, in trentamila a Madrid, ma affiancate in contemporanea da altre decine di migliaia di persone in mezza Europa, e in diverse nazioni oltreoceano, un fiume in piena partito dalla centralissima stazione ferroviaria di Atocha, nel primo pomeriggio ha attraversato tutto il Paseo do Prado, per radunarsi sotto il Ministero della Salute. Un grande appuntamento nato dall'iniziativa delle due organizzazioni Tertulia Feminista “Les Comadres” e la asturiana Union de las Mujeres por la Igualdad de Barredos, ma che ha visto la partecipazione di moltissime organizzazioni, sindacati, partiti politici e manifestanti provenienti da Catalogna, Andalusia, Asturie, Castiglia, Mancha e da altri regioni del paese parti del paese.

"Quella di ieri a Madrid - ha com­men­tato Justa Mon­tero, por­ta­voce dell’Asem­blea femmi­ni­sta della capi­tale - è stata una delle più grandi mani­fe­sta­zioni mai orga­niz­zate in Spa­gna per il diritto all’aborto. Ci fu qual­cosa di simile nel 1979 ma que­sta è ancora più grande". Il riferimeno è al pro­cesso penale per aborto che rischiava di con­dan­nare a 12 anni alcune donne di Bil­bao, appunto nel 1979.

Yo decido”, lo slogan delle manifestazioni, tradotto in varie lingue, ha risuonato anche in molte piazze europee colorate di viola, il colore scelto per la mobilitazione. Fra le strade parigine, “Noi partoriamo, noi decidiamo”, a Londra, “My Belly is Mine” (la mia pancia è mia), e da Instanbul, “Non passeranno. Madrid è ovunque, e ovunque si resiste”.

A Roma l'appuntamento era in piazza Mignanelli, vicino a piazza di Spagna e non lontana dall'ambasciata spagnola, dove, sfidando il maltempo, in centinaia hanno protestato con slogan e striscioni per riaffermare il diritto all'autodeterminazione e difesa dell'attuale normativa delle legge sull'aborto in Italia, messa a durissima prova e ormai applicata solo dal 30% della classe medica visto che il 70% dei medici si dichiarano obiettori di coscienza proprio e giusto quando si tratta di applicare la legge 194. A Milano invece il sit-in di protesta si è svolto in piazza Cavour, nei pressi del consolato spagnolo. Durante il presidio hanno preso la parola esponenti di associazioni e giovani donne di collettivi studenteschi, cui è seguita la lettura del documento "Perche' io decido" che le donne spagnole hanno consegnato al loro Parlamento.

Vale la pena ricordare che lo scorso 10 dicembre il parlamento europeo aveva bocciato la Risoluzione Estrela che chiedeva il diritto all’aborto legale e sicuro per le donne di tutti i paesi dell’Unione. Una legge bocciata anche grazie alla decisiva astensione di due deputate e quattro deputati italiani del Partito Democratico (Silvia Costa, Franco Frigo, Mario Pirillo, Vittorio Prodi, David Sassoli, Patrizia Toia). E che se, infine, il governo popolare riuscisse a trasformare la proposta di legge in una triste realtà, il movimento femminista spagnolo si darà un nuovo appuntamento entro il mese, forse già per la prossima settimana. 

Ultim'ora: alla protesta contro una legge giudicata “un’imposizione medievale”, si è unito anche il grido di condanna di un gruppo di Femen che si è denudato gettando i propri indumenti addosso all’arcivescovo di Madrid, il cardinale Antonio Maria Rouco Varela. Quando ieri sera Varela si apprestava a celebrare la messa, mentre entrava nella chiesa di San Justo e Pastor, nel centro della capitale, il gruppo delle attiviste formato da 5 donne lo ha bloccato e, denudandosi pubblicamente, gli ha urlato contro “l’aborto è sacro!”. Senza niente replicare, dopo un iniziale momento di sbigottimento è poi rientrato in chiesa, e le Femen sono state allontanate dalle forze dell’ordine tra gli applausi dei passanti che avevano assistito al lancio degli abiti sul vescovo.

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L'Appello

Scioperiamo. Per fermare la Cultura della violenza 

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