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Pd Mantova, i diritti delle donne sono un obbligo della società

Il Partito Democratico della Città di Mantova aderisce allo "Sciopero delle donne" promosso il 25 novembre in occasione della Giornata internazionale contro la violenza sulle donne. Per ogni donna che viene maltrattata, violentata o uccisa, vengono minate le fondamenta della nostra società di cui le donne sono la colonna portante. Cosa accadrebbe se per un giorno le donne smettessero di lavorare negli uffici, in fabbrica, in famiglia? Senza il loro contributo il Paese si bloccherebbe. Pensiamo che in merito al tema dei diritti femminili, ancora oggi troppo precari, il Partito Democratico abbia intrapreso con convinzione la strada giusta, ma che si debba fare di più I diritti delle donne sono un obbligo e una responsabilità dell'intera società sul piano politico e sul piano educativo. Perciò legiferare promuovendo la tutela e l'indipendenza delle donne, compresa quella economica che passa attraverso la lotta alla discriminazione femminile nel mondo del lavoro, significa progresso e crescita per l'Italia intera. Il Partito Democratico è anche ben consapevole che questa battaglia sia soprattutto di ordine culturale. Ecco perché confidiamo che questo faticoso cammino sia sostenuto anche dagli uomini: solo con il loro contributo si può realizzare un vero equilibrio dei diritti e dei doveri all'interno di ogni coppia che sia di concreto esempio per i più giovani, mostrando loro che Amore è rispetto, complicità, sostegno reciproco, e non possesso, prevaricazione, umiliazione. Educarci ad amare in modo sano significa non vivere in schiavitù, significa essere uomini e donne liberi. Per affermare questo principio e per ricordare le molte, troppe vittime della violenza, il 25 novembre parteciperemo allo Sciopero delle donne a fianco delle associazioni che ogni giorno lavorano per l'affermazione dei loro diritti ed alle quali esprimiamo il nostro sostegno e ringraziamento.
Pd città di Mantova
Mantova, 14 novembre 2013

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L'Appello

Scioperiamo. Per fermare la Cultura della violenza 

Pensavamo che l'uccisione di Fabiana, bruciata viva dal fidanzato sedicenne, esprimesse un punto di non ritorno. Invece no. L'insulto che è stato rivolto alla ministra Cécile Kyenge – da un'altra donna – dice molto più di quanto non vogliamo ammettere. E di fronte ad una violenza verbale simile, non ci sono scuse o giustificazioni che tengano. Noi non siamo mai state silenziose, abbiamo sempre denunciato questi fatti, le violenze fisiche e quelle verbali. Ma non basta. Leggi

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