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Pippo Civati, il femminicidio e la "questione maschile"

Di Viviana Pizzi

civati-gennaio-586x350Un uomo che parla di questione maschile. A primo colpo questa dichiarazione potrebbe far pensare a qualcosa di becero, di assurdo maschilismo pronto ad entrare ancora nella sfera politica. E invece no. Pippo Civati, arrivato secondo nella corsa per la segreteria politica del Partito Democratico (dove Matteo Renzi ha stravinto con quasi il 70% alle primarie, Gianni Cuperlo secondo con il 18%, Civati terzo ma in netto recupero con il 14,2%), pensa che il problema siano gli uomini. E la loro visione di argomenti scottanti come il femminicidio e la mancata applicazione della legge 194 sull’aborto.

LA QUESTIONE MASCHILE

E’ stato accusato di aver dato troppo spazio alle argomentazioni di parte. E per questo motivo ha deciso di riaffermare il suo pensiero. Lo fa direttamente dal suo blog dicendo: Mi sono diffuso sulla questione maschile (non femminile, perché in questo Paese i problemi ce li hanno i maschi) e credo di aver fatto non bene, benissimo.Poi ha sottolineato di non voler attaccare nessuno ma di voler mostrare il suo disaccordo con quella che è diventata la morale dominante. Che ha poco di morale e molto di dominante. Ed è così che definisce la cultura del maschilismo e l’incapacità di comprendere la cultura della differenza. La questione di genere per Civati è il primo problema da cui ripartire se si vogliono cambiare le cose. E mi sorprende che nel Pd si discuta di tutto e non delle cose (così) importanti...(clicca sul titolo percontinuare a leggere)

LA QUESTIONE FEMMINILE 

Civati sostiene che la formula ottocentesca “questione femminile” vada rovesciata. Ma non perché le donne non abbiano più problemi e siano diventate in tutto e per tutto uguali agli uomini. Ma perché sono gli uomini con la loro tenace “questione maschile” che producono iniquità, ingiustizie e violenze che rallenta lo sviluppo del Paese, che ne dimezza le potenzialità impedendo allo sguardo femminile di applicarsi alla globalità dei problemi e di prendere parte alla formazione delle decisioni pubbliche.

E’ grave per Civati che le cittadine di questo paese debbano porsi in modo autodifensivo su tematiche ritenute “femminili” dalla fecondazione assistita, all’aborto, alla violenza e al femminicidio, questioni che invece hanno direttamente a che vedere con la sessualità e i modelli maschili.

 

IL FEMMINICIDIO

La mentalità patriarcale e la questione maschile sono le cause principali del femminicidio. Ecco la sua ricetta per affrontare il fenomeno.

La violenza non può essere affrontata solo con provvedimenti di ordine pubblico e di sicurezza. Il Pd deve porsi in ascolto della decennale esperienza dei centri e delle associazioni antiviolenza, destinando adeguate risorse a queste realtà, promuovendo interventi di sensibilizzazione nelle scuole e nelle Università, cambiando e certificando i libri di testo che continuano a tramandare modelli rigidi e fuori tempo, sulla base dei quali alunni e alunne formeranno le loro rispettive identità di genere e le loro relazioni; promuovendo una formazione delle forze dell’ordine e di tutto il personale addetto; destinando parte delle risorse all’accompagnamento e alla terapia degli stalker e dei sex offender per prevenire l’escalation delle violenze fino al femminicidio”.

 

L’ABORTO (E L'APPLICAZIONE DELLA 194)

Per Pippo Civati l’applicazione della legge 194 è fondamentale e ci vuole un’organizzazione migliore per la sua applicazione.

La non applicazione della legge 194 sull’interruzione di gravidanza - ha sottolineato- e lo smantellamento dei consultori corrispondono a logiche di carriera ospedaliera, con aumento vertiginoso dell’obiezione di coscienza e alla salvaguardia degli interessi della sanità privata. Per il Pd è tempo di far sentire la propria voce su questi temi per migliorare la diffusione di informazioni sulle misure di contraccezione, anche attraverso corsi di educazione e informazione sessuale nelle scuole, finalizzate a una condivisione della responsabilità procreativa da parte degli uomini; di potenziare e modernizzare la proposta dei “vecchi” consultori familiari; di garantire l’applicazione su tutto il territorio nazionale della legge 194/1978, anche stabilendo una percentuale di personale non obiettore nelle unità ginecologiche degli ospedali pubblici.

 

L’OCCUPAZIONE FEMMINILE

Occupare le donne è il primo passo per uscire dalla crisi per Civati.

E’ alle donne che il mondo del lavoro fa pagare il prezzo della crisi, ostacolandone l’ingresso, relegandole nei settori meno qualificati, mantenendo il gap salariale, obbligandole alle dimissioni in bianco e a rinunciare al lavoro per motivi familiari, costringendole al ruolo di “welfare vivente” per sopperire alla cronica e crescente carenza di servizi, sottoutilizzando le più scolarizzate (il 56% dei laureati in Italia sono donne e l’Ocse calcola che nel 2020 saranno il 70%), resistendo fortemente alla femminilizzazione dei board: ecco un’altra faccia dell’irriducibile questione maschile nel nostro Paese, direttamente correlata alle sue molte arretratezze. Controprova: il trend positivo, nonostante la crisi, delle imprese create e gestite da donne, che rispondono in modo autonomo alla chiusura del mondo del lavoro pur trovandosi a dover superare numerosi ostacoli, come il più difficile accesso al credito, nonostante le donne siano mediamente più solvibili degli uomini”.

 

LA FECONDAZIONE ASSISTITA

Secondo Pippo Civati la legge attuale sulla fecondazione assistita va cambiata.

Deve consentire - ha sottolineato - indagini pre-impianto sugli embrioni di coppie portatrici di malattie genetiche in conformità a quanto sancito dalla Carta Europea dei diritti dell’uomo. Ma l’ingiustizia va in gran parte ricondotta a una concezione maschile della donna come mero contenitore di embrioni, nonché merce di scambio ideologico. Vanno inoltre adottate tutte le misure necessarie alla prevenzione dell’infertilità maschile e femminile, in gran parte riconducibili alla ricerca tardiva dei figli a causa di un’organizzazione maschile del lavoro che punisce le madri con dimissioni in bianco, licenziamenti, interruzioni di carriera. Una diversa organizzazione, che tenga conto del pensiero delle donne sul lavoro, e un’autentica considerazione del valore sociale della genitorialità è il miglior presidio contro l’aumento dei casi di infertilità.

[http://pxvivi.blogspot.it/]

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